Volevo scrivere dei politici socialisti democratici che negli Stati Uniti stanno vincendo un po’ dappertutto, a partire dal sindaco Zhoran Mamdani che ha conquistato New York, e che il presidente Trump oggi vede, parole sue, ‘come la minaccia più grave per il nostro Paese dalla sua nascita… una forma incontrollabile di cancro’. Boom. Ecco, proprio queste sparate quotidiane dell’inquilino, si spera comunque temporaneo, della Casa Bianca, dalla comicità tragica e pericolosa mi ha riportato alla mente un vero e grande personaggio della comicità positiva e riflessiva di tutti i tempi: Mel Brooks, nato Melvin Kaminsky il 28 giugno del 1926, che da pochi giorni quindi ha tagliato il traguardo dei 100 anni. In questi tristi momenti, con guerre che scoppiano in ogni dove, con personaggi farlocchi che trattano e che subito dopo stracciano i loro accordi e ricominciano a bombardare, ecco, ho pensato che forse bisognerebbe ricorrere al metodo Mel Brooks per sorridere un po’, e così sopravvivere alle tragedie di questi oscuri figuri che dominano il mondo. Qual è il segreto della comicità di Mel Brooks? Come ha fatto un ragazzo ebreo di Brooklyn uscito dalla Seconda Guerra Mondiale a diventare un grande della satira? Ai giovani che non lo conoscono un invito a cercare tutti i suoi film, a vederli e studiarli. Chi pensa che la comicità di Mel sia tutta disimpegno non ha capito nulla. Vero il contrario, la sua è una comicità molto politica. A partire dal suo primo film ‘Per favore non toccate le vecchiette’ del 1967 costruito attorno a un musical fittizio intitolato ‘Primavera di Hitler’. Con le ferite ancora aperte della guerra e dell’Olocausto, Mel Brooks pensò che il modo più efficace per distruggere la memoria del dittatore non era demonizzarlo ma renderlo ridicolo. “Se riduci Hitler a un pagliaccio che canta e balla- disse- gli togli tutto il potere che il mito del terrore gli ha dato”. Utilizza una comicità apparentemente sguaiata, demenziale e farsesca, per lanciare messaggi satirici di grande levatura intellettuale. Di seguito, aiutato alla rete, alcune delle sue battute più celebri e il confronto con i reali destinatari a cui si rivolgeva. Partiamo da ‘La pazza storia del mondo’ del 1981, con un riferimento attualissimo a un leader mondiale che invito a riconoscere. Mel Brooks interpreta Re Luigi XVI di Francia, che usa il suo potere assoluto per palpeggiare le damigelle, giocare al tiro al piattello usando i servi che lanciano piatti veri e abusare di ogni privilegio possibile, per poi girarsi verso la telecamera e pronunciare la fulminante battuta: ‘È bello essere il Re’. Critica all’arroganza del potere politico di ogni epoca, l’immutabile impunità della classe dirigente che sa di farla franca. Balle spaziali del 1987: ‘Che lo sforzo sia con te’, parodia della celebre frase di Star Wars ‘Che la forza sia con te’ e attacco a tutta l’industria dei gadget collegati. Mel Brooks aveva capito che i film si stavano trasformando in enormi macchine di marketing create per vendere giocattoli e cianfrusaglie varie. Nel film lo ‘schwartz’ (lo Sforzo), cognome tipicamente ebraico, trasforma la sacralità della Forza in business commerciale. ‘Mezzogiorno e mezzo di fuoco’ del 1974 con la frase che in italiano è stata tradotta con ‘Ehi, dove sono i neri sani di mente?’, ma che in originale era ‘Where the white women at?’. Bart, uno sceriffo afroamericano in un villaggio di bianchi razzisti, per salvarsi da una folla inferocita si traveste e pronuncia una battura provocatoria (nella versione oroginale, appunto, chiede dove siano le donne bianche, toccando il tabù del sesso interraziale nel vecchio West). Una critica all’ipocrisia del razzismo sistemico americano e ai cliché del cinema western. I bianchi sono guidati da pregiudizi ridicoli e fobie ancestrali. In quel film metteva a nudo la stupidità e l’ignoranza dei razzisti, ribaltando i ruoli di quel genere dove i neri non erano stati mai protagonisti. Quanto ci manca un simile autore. Oggi, molte volte bloccati e terrorizzati dalla paura di offendere, la comicità di Mel Brooks appare come libertà assoluta. Mostra che anche il cattivo gusto, se guidato dall’intelligenza e dal tempismo comico, può trasformarsi in grande arte. Grande Mel Brooks, l’uomo che ha dimostrato che finché saremo capaci di ridere delle nostre paure, dei nostri fantasmi e mostri, possiamo vivere meglio e alla fine anche salvarci l’anima.
Nico Perrone



