L’attuazione del memorandum di intesa con gli Stati Uniti “è difficile, ma possibile”. Lo ha detto Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento e capo negoziatore dell’Iran, ricevendo a Teheran l’alto funzionario di Hezbollah Muhammad Fneish e poi il leader di Hamas Mohammad Darwish. I colloqui non solo avvengono sullo sfondo delle partecipate celebrazioni funebri per la guida suprema Ali Khamenei, ma anche a pochi giorni dalla ripresa dei negoziati con Washington, previsti per sabato 11 luglio, come ha fatto trapelare ieri l’emittente Al Arabiya. In agenda ci sono i nodi più importanti del memorandum, ossia l’accordo sul programma nucleare iraniano, ma anche la sospensione delle sanzioni sulle esportazioni di petrolio e gas e lo scongelamento dei beni iraniani all’estero. Proprio a pochi giorni da questo appuntamento, Ghalibaf ne approfitta per mandare alcuni messaggi. L’Iran, ha detto, deve evitare di “negoziare per il gusto di negoziare”, aggiungendo: “Abbiamo comunicato alla controparte americana che l’integrità territoriale dei Paesi della regione e la cessazione della guerra contro gli alleati dell’Iran nei gruppi di resistenza dovevano essere parte integrante del memorandum, e tale clausola è stata aggiunta al testo”. Ghalibaf ha poi fatto riferimento direttamente al Libano, su cui Teheran ha posto “particolare enfasi sull’integrità territoriale e la sovranità” di questo Paese. Il presidente del parlamento iraniano ha aggiunto che la pace con Israele non reggerà se l’Iran “non svolgerà un ruolo di stabilizzazione nella regione“, continuando a garantire sostegno “ai Paesi della resistenza”. Ghalibaf ha poi confermato che l’Iran continuerà a “non riconoscere Israele”. Nella regione, ha detto, la pace verrà mantenuta “coi missili o coi negoziati”, nella convinzione che ormai i Paesi dell’area avrebbero “ormai capito che la cooperazione con gli Stati Uniti e Israele non garantirà loro la sicurezza”.Parole a cui ha replicato già il ministro della Difesa di Israele Israel Katz, minacciando di ricominciare a “eliminare” i leader iraniani. Lo riferisce l’emittente israeliana Channel 13, aggiungendo che le dichiarazioni del ministro sono anche una risposta agli slogan “morte a Israele” scanditi nei cortei per i funerali di Ali Khamenei, iniziate sabato scorso. Dopo l’offensiva del 28 febbraio, Israele ha rivendicato un piano per eliminare i vertici del governo e delle forze militari iraniane. Numerosi i leader effettivamente uccisi nei raid. Anche dopo il cessate il fuoco che Teheran ha raggiunto con gli Stati Uniti, tale obiettivo non sarebbe venuto meno. La scorsa settimana, un’inchiesta del New York Times citata anche dalla Cnn ha svelato di un’informativa trasmessa dall’intelligence statunitense a quella iraniana, in cui si avvertivano le autorità di Teheran di un piano israeliano per uccidere il capo negoziatore Ghalibaf o, in alternativa, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, altra figura chiave nei colloqui con Washington. Il governo di Tel Aviv ha convinto gli Stati Uniti a dichiarare guerra all’Iran a febbraio scorso sostenendo che l’Iran intenda dotarsi di armi nucleari per eliminare lo Stato di Israele, che la Repubblica islamica non ha mai riconosciuto.
Alessandra Fabbretti



