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Scoperti oltre 600 geni finora sconosciuti legati al rischio di schizofrenia

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
6 de julio de 2026
in Salud
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Scoperti oltre 600 geni finora sconosciuti legati al rischio di schizofrenia
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Centinaia di varianti genetiche associate al rischio di sviluppare schizofrenia sono state scoperte grazie a un approccio innovativo, tentato da un consorzio internazionale a guida del Lieber Institute for Brain Development di Baltimora (Stati Uniti) e dell’Università di Bari, e in collaborazione con oltre 60 ospedali psichiatrici di tutto il mondo. Il metodo utilizzato ha guardato al modo in cui i geni si influenzano a distanza per capire meglio come alcune reti di varianti genetiche «collaborino» nel determinare il rischio di schizofrenia. Questo sguardo più ampio ha permesso di individuare 641 geni in precedenza sconosciuti associati al disturbo mentale.

Relazioni a distanza

Nello studio, pubblicato su Nature Genetics (qui il link allo studio su bioRXiv), sono stati analizzati i dati genetici di 102.000 persone, e campioni di tessuto di sei diverse regioni cerebrali di centinaia di donatori. Da tempo si sa che la schizofrenia ha una forte componente genetica: avere familiari con una storia di schizofrenia è un fattore di rischio, perché in genere questa malattia colpisce più membri della stessa famiglia in generazioni successive.  Solitamente, per trovare geni associati a una malattia si guarda nelle regioni del genoma vicine a quelle di altri geni noti. Questa volta, i ricercatori si sono affidati a nuovi metodi computazionali capaci di far risaltare le relazioni regolatorie a lungo raggio tra geni, meccanismi con cui sequenze di DNA distanti controllano l’espressione di altri geni «bersaglio». Potete immaginare questi rapporti «a distanza» come le amicizie sui social tra persone che non vivono vicine, ma che si influenzano a vicenda.

Reti nascoste finalmente svelate

Questo approccio ha permesso di individuare centinaia di geni associati alla schizofrenia che altrimenti non sarebbero mai stati trovati, e in percorsi biologici che potranno essere presi di mira da chi affronta la malattia in ambito clinico. Molte varianti riguardano per esempio la segnalazione del glutammato, un neurotrasmettitore eccitatorio fondamentale per il funzionamento del cervello, altre la comunicazione tra le cellule cerebrali, i processi immunitari e percorsi di sviluppo cerebrale. Spiega Giulio Pergola, ricercatore del Lieber Institute for Brain Development che ha coordinato lo studio: «La maggior parte degli studi genetici si è limitata a cercare la luce sotto il lampione, concentrandosi solo sui geni vicini alle varianti del DNA associate alla malattia. Integrando le reti di co-espressione genica, abbiamo essenzialmente acceso le luci in tutto il quartiere, rivelando come varianti genetiche distanti si coordinano per costruire la base genetica della schizofrenia». I ricercatori sottolineano che l’importanza dello studio consiste anche nel mettere in luce che la schizofrenia non dipende soltanto dall’azione di singoli geni, ma anche da interazioni tra reti di geni. Capire quali siano e come operino potrà un giorno tradursi in benefici concreti per i pazienti e per chi si prende cura di loro.

Elisabetta Intini

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