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Sudan, allarme rosso a el-Obeid: l’Onu denuncia una catastrofe

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
4 de julio de 2026
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Sudan, allarme rosso a el-Obeid: l’Onu denuncia una catastrofe
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È scattato l’allarme rosso per i crimini commessi nella città sudanese di el-Obeid. A lanciarlo è l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, intervenendo al Consiglio per i diritti umani dell’Onu a Ginevra. I segnali che arrivano dalla città, ha detto, sono «chiari e inequivocabili»: in Sudan si sta consumando «un’altra catastrofe in materia di diritti umani». «Non si tratta di un’esercitazione», ha aggiunto Türk, chiedendo che l’allarme raggiunga direttamente i capi di Stato e di governo di tutto il mondo, chiamati a intervenire per prevenire nuovi crimini atroci a el-Obeid e nel Kordofan.

La città è sotto assedio

Secondo l’Alto Commissario, i civili vivono da 18 mesi in condizioni simili a un assedio, con gravi carenze di acqua potabile e continui attacchi con droni. Nel frattempo, le Forze armate sudanesi e le Forze di supporto rapido si contendono il controllo delle aree attorno alla città. L’ufficio Onu per i diritti umani ha documentato nella regione esecuzioni sommarie, rapimenti, torture, violenze sessuali e saccheggi lungo le vie percorse dagli sfollati. Tra il 6 e il 28 giugno, almeno 45 civili sono stati uccisi e 41 feriti in 15 attacchi con droni su el-Obeid e sulle zone circostanti.

L’ombra di al-Fashir

Il timore delle Nazioni Unite è che possa ripetersi quanto avvenuto ad al-Fashir, nel Darfur settentrionale, dove lo scorso anno migliaia di persone sono state uccise dopo la conquista della città da parte delle Forze di supporto rapido e delle milizie alleate. Per questo il Consiglio per i diritti umani ha convocato una riunione urgente sulla situazione a el-Obeid. Una bozza di risoluzione presentata da Regno Unito, Germania, Irlanda, Paesi Bassi e Norvegia condanna l’escalation di violenze delle Rsf e dei loro alleati, chiede maggior sostegno ai Paesi che ospitano rifugiati sudanesi e denuncia ogni forma di interferenza esterna nel conflitto.

Una delle città più importanti del Sudan centrale

El-Obeid, capitale dello Stato del Kordofan settentrionale, è una delle città più importanti del Sudan centrale. La sua posizione è strategica perché si trova lungo le direttrici che collegano Khartum, il Darfur e il sud del Paese. Per questo il controllo dell’area ha un valore militare e logistico decisivo. La città ospita circa mezzo milione di persone, tra cui oltre 83.000 sfollati interni, e un’offensiva su larga scala rischierebbe di provocare una nuova fuga di massa. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, da febbraio i nuovi sfollati nella regione più ampia del Kordofan sono aumentati di quasi due terzi, superando quota 219.000.

Chiusa la frontiera tra Sudan e Repubblica Centrafricana

La crisi sudanese continua, intanto, ad allargarsi oltre i confini del Paese. Le autorità della Repubblica Centrafricana hanno annunciato la chiusura della frontiera con il Sudan dopo un attacco di gruppi armati nella zona di Amdafok, area divisa tra il Sud Darfur e la prefettura centrafricana di Vakaga. Nell’assalto a una base delle forze di pace sono rimasti feriti tre caschi blu zambiani, uno dei quali in condizioni critiche. Fonti locali riferiscono di vittime tra i residenti, nuovi sfollamenti e dispiegamenti militari su entrambi i lati del confine, in una zona attraversata da traffici, rivalità etniche e movimenti di gruppi armati. La guerra in Sudan, scoppiata nell’aprile 2023 tra l’esercito guidato da Abdel Fattah al-Burhan e le Forze di supporto rapido del generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti, resta una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. Secondo le Nazioni Unite, nel 2026 oltre 33 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria nel Paese. Più di 10 milioni risultano sfollate all’interno del Sudan e oltre 3 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi vicini.

Guglielmo Gallone

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