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In Myanmar la giunta militare birmana bombarda i villaggi in parapendio

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
22 de junio de 2026
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In Myanmar la giunta militare birmana bombarda i villaggi in parapendio
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Arrivano di notte, a motori spenti, planando in silenzio sopra i villaggi addormentati del Myanmar. I paramotori sono delle strutture metalliche elementari agganciate a vele colorate, normalmente usate da turisti e appassionati di sport aerei. In Myanmar li usano per bombardare i civili. Sono diventati l’arma sistematica della giunta militare birmana. A bordo, due o tre soldati: uno pilota, gli altri tengono le bombe da sedici chili. I velivoli attaccano dopo mezzanotte, avanzano rumorosamente verso i bersagli, poi spengono i motori per planare nell’oscurità senza preavviso. Le bombe cadono in rapida successione. Le case crollano, le scuole bruciano, le famiglie fuggono al buio. Quando i soccorritori cominciano a scavare tra le macerie, spesso i motori tornano a ronzare in lontananza: attacchi doppi, progettati per colpire chi accorre ad aiutare. Una tattica molto usata da Israele a Gaza e in Libano. Quello che alla fine del 2024 era un fenomeno marginale è esploso in una tattica nazionale: 353 attacchi nel 2025 – scrive il Guardian riprendendo le stime di Acled. Oltre cento già nei primi cinque mesi del 2026. Nel frattempo la giunta ha aggiunto gli autogiri, più veloci e capaci di coprire distanze maggiori. Acled conta almeno 321 morti dal 2025, ma gli analisti stimano che il bilancio reale sia molto più alto, dato che ferite non trattate e mancanza di cure mediche moltiplicano le vittime nelle ore successive. La scelta di questi mezzi non è casuale. I paramotori commerciali costano poco, non richiedono infrastrutture, consumano poco carburante e sono quasi invisibili ai sistemi di allarme rapido. I piloti si addestrano in giorni, non anni. E acquistarli sul mercato civile consente alla giunta di aggirare le sanzioni internazionali sulle forniture militari. L’attacco a una festa in una scuola elementare, in ottobre, ha ucciso almeno ventiquattro persone tra cui tre bambini, ferendone altre sessantuno. A gennaio un autogiro ha bombardato un ospedale, uccidendo il primario e due colleghi; il giorno dopo, un altro velivolo ha colpito il cimitero dove il medico stava per essere sepolto. A giugno, un’agenzia di stampa locale ha diffuso manifesti con consigli di sopravvivenza per i civili: come riconoscere i rumori, dove ripararsi, quali luoghi evitare perché considerati bersagli probabili. Sullo sfondo, un sistema sanitario sistematicamente smantellato: oltre 870 operatori sanitari arrestati, centinaia di strutture attaccate. Chi sopravvive agli esplosivi spesso non sopravvive all’assenza di cure.

Mario Celone

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