L’accordo firmato tra Stati Uniti e Iran prevede la fine dei combattimenti su tutti i fronti, compreso il Libano, e impegna le parti a garantire l’integrità territoriale e la sovranità del paese. Israele, per ora, non ci sente.
Due funzionari israeliani, uno dei quali vicino direttamente a Netanyahu, hanno confermato alla Reuters che il governo israeliano sta conducendo trattative con Washington per mantenere il proprio dispiegamento militare nel sud del Libano. Trattative che la fonte più vicina al premier ha definito “ostinate”. La posizione israeliana è netta: le truppe non si ritirano.
A rafforzare il messaggio, l’esercito israeliano ha pubblicato una nuova mappa della propria zona di controllo nel sud del paese, più estesa rispetto a quella diffusa in aprile. Le forze dell’Idf operano ora diversi chilometri più a nord rispetto a quanto indicato in precedenza, fino alle vicinanze di Nabatiyeh, bastione di Hezbollah oltre il fiume Litani. Il territorio, evidenziato in rosso scuro, è descritto come “la zona di sicurezza in cui operano i soldati delle Forze di Difesa Israeliane nel sud del Libano”.
Israele aveva invaso il Libano a marzo, in risposta ai lanci di razzi di Hezbollah. Da allora gli attacchi e la distruzione di villaggi hanno causato migliaia di morti e una grave crisi di sfollamento. Hezbollah ha continuato a colpire le posizioni israeliane anche questa settimana, con droni esplosivi che hanno causato morti e feriti tra i soldati. E’ una guerra parallela a quella in Iran, che vive ormai di vita propria.
Sullo sfondo, le tensioni tra Netanyahu e Trump si sono acuite. Il presidente americano ha criticato apertamente le tattiche israeliane in Libano, sostenendo che bombardare interi edifici per colpire i miliziani di Hezbollah fosse sproporzionato. Funzionari israeliani hanno a loro volta manifestato irritazione per i termini dell’accordo con l’Iran, ritenuto insufficiente sul fronte nucleare e troppo vincolante per le operazioni militari di Israele.
Secondo uno dei funzionari sentiti da Reuters, l’esito delle trattative dipenderà in ultima analisi da una variabile sola: se Trump deciderà di “forzare la mano”, minacciando conseguenze concrete nel caso in cui Israele non rispetti i termini del memorandum.
M.R.


