L’intelligenza artificiale? Umberto Eco avrebbe detto “che è stupida, ovviamente”. Nel senso che “dice molto sugli spazi che restano all’umano”. Parola di Riccardo Fedriga, docente di Storia delle idee all’Alma Mater di Bologna e uno dei più stretti collaboratori del semiologo e umanista, di cui quest’anno ricorrono i 10 anni dalla sua scomparsa.
IL CONVEGNO PER I 10 ANNI DALLA SCOMPARSA DEL SEMIOLOGO
Proprio per celebrare questo decimo anniversario, l’Università felsinea ha organizzato una serie di iniziative e incontri tra cui il convegno di oggi nell’aula absidale di Santa Lucia a Bologna (Inheriting Umberto Eco”), organizzato dal Centro internazionale di studi umanistici intitolato al grande intellettuale. E sono proprio gli allievi e gli eredi del pensiero di Eco a farsi portavoce del suo pensiero postumo su uno dei grandi temi anche etici di cui si discute oggi. Anche Papa Leone XVI ha affrontato il tema nell’Enciclica “Magnifica Humanitas”, presentata nei giorni scorsi, interrogandosi sulla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.
LA MEMORIA DEL SILICIO VERSUS QUELLA ‘VEGETALE’ E ‘ORGANICA’
“Dell’intelligenza artificiale avrebbe detto che è stupida, ovviamente- sorride Fedriga- ma lo direbbe nel senso di Eco”. E cioè metterebbe in evidenza come l’Ia “ci dice molto sugli spazi che restano all’umano”. Si tratta in verità di un tema “che emerge in tutte le occasioni- sottolinea Roberto Vecchi, docente Alma Mater e coordinatore del Centro internazionale di studi umanistici Umberto Eco- ovviamente Eco era interessatissimo al mondo digitale. Ci sono tre tipi di memorie di cui lui parla: la memoria vegetale, quella dei libri; la memoria organica, che è quella degli uomini; e la memoria del silicio, che è quella digitale”. Secondo Vecchi, insomma, “era un mondo che senz’altro avrebbe amato esplorare. Ma quello che è interessante è chiedere proprio all’intelligenza artificiale che cosa avrebbe pensato Eco dell’intelligenza artificiale”. Una prova in questo senso su ChatGpt “è già stata fatta” e il risultato è “molto buono”, sottolinea Vecchi.
Andrea Sangermano



