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Il silenzio delle femministe sulle spose bambine

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
29 de mayo de 2026
in Sociales
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Il silenzio delle femministe sulle spose bambine
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Il nuovo decreto dei talebani in Afghanistan rappresenta uno dei peggiori arretramenti dei diritti femminili degli ultimi anni. La norma, pubblicata dal regime nel maggio 2026, lega il matrimonio femminile alla pubertà invece che a un’età minima legale, aprendo di fatto alla legalizzazione dei matrimoni infantili. Secondo diverse organizzazioni internazionali, una bambina potrebbe essere considerata “idonea” al matrimonio già a nove anni. La legge stabilisce inoltre che il silenzio di una ragazza vergine possa essere interpretato come consenso al matrimonio. Per le donne diventano quasi impossibili separazione e divorzio, mentre agli uomini restano poteri unilaterali. Le Nazioni Unite parlano apertamente di “quadro profondamente diseguale” e di un ulteriore passo verso la cancellazione dell’autonomia femminile. Negli ultimi anni i talebani hanno già vietato alle ragazze di studiare oltre gli 11 anni, limitato il lavoro femminile, imposto restrizioni agli spostamenti e persino alla voce delle donne in pubblico. Organizzazioni umanitarie denunciano un aumento drammatico dei matrimoni forzati e delle violenze domestiche. Eppure, mentre in Afghanistan si normalizza il matrimonio infantile, in Europa e in Italia il tema riceve un’attenzione minima. Qui nasce una domanda scomoda: dov’è il femminismo quando i diritti delle donne vengono distrutti in nome dell’estremismo religioso? In Italia vediamo mobilitazioni immediate su linguaggio inclusivo, pubblicità considerate sessiste o polemiche social, ma molto meno clamore quando bambine vengono private di scuola, libertà e infanzia. Questo non significa che le femministe italiane “stiano tutte zitte”: associazioni e attiviste che si occupano di Afghanistan esistono e hanno denunciato più volte la situazione. Tuttavia è evidente che il tema non occupa il centro del dibattito pubblico come altre battaglie più vicine alla sensibilità occidentale. Il rischio è quello di un femminismo percepito come selettivo: fortissimo contro le discriminazioni simboliche in Occidente, più timido quando bisogna criticare regimi islamisti o pratiche culturali oppressive. Difendere i diritti delle donne dovrebbe significare difenderli ovunque, soprattutto dove vengono negati nella maniera più brutale. Una bambina costretta a sposarsi a nove anni dovrebbe indignare il mondo intero molto più di qualunque battaglia ideologica sui social.

Cristina de Palma

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