Costruita in Italia nel 1992, di proprietà per anni di un armatore italiano, è riapparsa nel 2020 con missili, elicotteri e droni

Non è proprio “Ottobre Rosso”, ma per i jet americani e israeliani è comunque un bersaglio preferenziale e inseguito da settimane. È la Shahid Roudaki, considerata se non la nave ammiraglia, di certo una delle unità strategicamente più importanti della marina militare iraniana. Forse non sarebbe notizia: la nave battezzata nel 2020 in onore del comandante della Marina dell’IRGC assassinato Abdollah Rudaki, è logisticamente perfetta: è in grado di trasportare elicotteri, droni, imbarcazioni a loro volta in grado di trasportare missili e ad attacco rapido e una gamma di sistemi missilistici antiaerei. Al punto da essersi conquistata il titolo di piccola portaerei iraniana. Ma la notizia risiede nella storia di questa nave che non si è sempre chiamata Shahid Roudaki, e per un motivo del tutto particolare. È una nave costruita in Italia nel 1992 nei cantieri Visentini, poi entrata a far parte della flotta dalla Giovanni Visentini Trasporti Fluvio marittimi che l’ha utilizzata anche per il trasporto di auto. Negli annali dello shipping questa come tante altre unità si perde nella nebbia di nomi nuovi come Galaxi F, con bandiera panamense, anche se proprio altri eventi bellici avevano acceso le luci su questa nave ro-ro che era stata noleggiata per trasportare in Italia blindati e il contingente italiano impiegato in Afghanistan. Nel 2015 la nave era rimasta alla deriva nel Golfo di Aden per poi essere rimorchiata a Gibuti dalle forze navali dell’Unione Europea (inclusa la nave militare italiana ITS Libeccio) per evitare che diventasse preda dei pirati. di pirateria. Dell’ex Altina si erano perse le tracce, anche relative alla proprietà e alla società di management che la gestiva sino all’apparizione a sorpresa nella cerimonia di presentazione a Bandar Abbas, il porto iraniano dove fonti dell’intelligence affermano la nave potrebbe essere “al riparo” con difese missilistiche ad hoc. Fatto sta che le Guardie Rivoluzionarie islamiche la considerano un gioiello fatto in casa. La nave, lunga 150 metri è stata profondamente modificate in particolare con la costruzione sul ponte di una grande piattaforma d’acciaio sulla quale possono atterrare gli elicotteri nascondendo le rampe missilistiche proprio sotto la pedana I cinesi l’hanno definita la piccola portaerei iraniana, nave di certo ben diversa dalla pacifica nave ro-ro con un richiamo bellico. Il suo valore strategico per Teheran. Certo ben superiore rispetto ai due milioni che sarebbe stato, il condizionale nella storia di questa nave è d’obbligo, il prezzo di vendita riscosso dall’armatore italiano. Prima della guerra con Usa e Israele le navi iraniane venivano impiegate per missioni nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman, così come nel Mar Rosso, nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Indiano, ma la rinnovata nave multifunzionale sarebbe in grado di effettuare operazioni di navigazione di lungo corso. E voci non confermate parlano di una missione poi abortita per l’intervento della Us Navy al fine di trasportare un carico di missili destinazione, ma guarda il caso, il Venezuela. E ancora una volta le tessere del mosaico si uniscono. Oggi la nave iraniana è equipaggiata con un cannone antiaereo da 23 mm e diverse mitragliatrici pesanti. Può trasportare elicotteri e vari armamenti sul ponte, inclusi droni e missili. È dotata di radar 3D phased-array, missili antinave e sistemi di guerra elettronica. Funziona come nave madre per unità più piccole e come piattaforma di lancio per UAV (droni).
N.P.


