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Porno online, X (quasi) senza limiti e su TikTok attenti ai gattini

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
27 de abril de 2026
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Porno online, X (quasi) senza limiti e su TikTok attenti ai gattini
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Sesso + Immagini = Internet. È quello che deve aver pensato l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, rendendo nota, lo scorso novembre, la lista dei primi 48 siti hot obbligati, almeno in Italia, a verificare l’età dei propri utenti online. Un sistema che di fatto costringe i “visitatori” a rendersi anagraficamente riconoscibili. Nella lista dell’Autorità le maggiori piattaforme: da Pornhub a Xvideos, da Onlyfans a Chaturbate e Xhamster. Un provvedimento quello dell’Agcom – dettato anche dalla necessità di mettere in pratica parte del ‘Decreto Caivano’, ovvero il vietare l’accesso ai minori ai contenuti pornografici – che, pur volendo escludere il suo lato meramente propagandistico, appare del tutto inefficace a contrastare un fenomeno che ha numeri, spazi e denaro praticamente illimitati. A dirlo sono i dati o meglio le stime visto l’estremo dinamismo della stessa Rete: si parla di oltre 4 milioni di domini unici registrati che fanno riferimento alla pornografia. Un numero notevole che, stando ad alcune proiezioni, supera i 30 milioni considerando pagine e sotto-domini che contengono immagini e video di carattere hard. Il porno genera un traffico pari al 30% di quello dell’intera rete, il 13% di tutte le ricerche web è possibile collegarlo a contenuti per adulti, la percentuale sale al 20% quando si parla di dispositivi mobili.

PORNOGRAFIA L’ELDORADO DI INTERNET

La pornografia è una miniera d’oro per chi la sfrutta in rete: oltre100 miliardi di dollari l’anno (stando alle ultime stime). Un volume d’affari che certifica l’intrattenimento per adulti come uno dei settori web più redditizi in assoluto e che lo colloca anche ai primi posti per la sperimentazione tecnologica: tra i primi a sfruttare l’uso massiccio di foto e video, l’utilizzo delle chat video interattive, i videogiochi online, e ora l’AI.

IL CASO ONLYFANS: PAGARE PER GUARDARE

L’Italia, in tutto questo giro di sesso e soldi, stando alle ultime stime, si piazza tra i primi dieci paesi al mondo per consumo di pornografia online. Molta di questa è consumata da un pubblico in maggioranza maschile (circa il 70%) e da smartphone. È giusto però ricordare che spesso i dati sono forniti dalle stesse piattaforme. Pornohub, ad esempio, una di quelle nel mirino dell’Agcom, cita Roma e Milano come le città italiane con maggior contatti alle proprie pagine. Secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il doversi identificare prima dell’accesso ai siti dovrebbe portare ad un calo se non drastico almeno significativo degli utenti. Sorprende però l’inserimento nella lista dell’Autorità di una piattaforma come Onlyfans. Per chi non la conoscesse è un luogo virtuale dove ci sono persone che mostrano solo ciò che qualcuno è disposto a comprare: da singole parti del corpo a vere e proprie ‘performance’ in solitaria o in compagnia. Qui non c’è una navigazione libera, si paga da subito per singole “prestazioni” o si sottoscrivono abbonamenti. I metodi di pagamento sono quelli classici che si usano per i normali acquisti sul web: le carte di credito. Pensarle in mano a dei minor* è preoccupante visto quello che la Rete offre, occuparsi della sola pornografia può non bastare.

I SOCIAL, LA NUOVA FRONTIERA

Il caso Only Fans è comunque di estrema importanza perché mette in luce un’altra pecca del provvedimento dell’Agcom: l’assenza dei social network. Le piattaforme di intrattenimento sono state infatti del tutto ignorate ma segnano, loro malgrado, la nuova frontiera della pornografia entrando in un vero e proprio sistema di “economia circolare” che i content creator non hanno esitato a mettere in piedi e portare avanti senza violare alcuna regola di comportamento. Only Fans, creatura del defunto Leonid Radvansky, scomparso a soli 43 anni lo scorso 20 marzo in Florida, nel 2024 ha fatto registrare un fatturato di oltre 7,22 miliardi di dollari, nel 2023 era stato di 6,6 mld di dollari. I ricavi, sempre nel 2023, sono stati di 650 milioni di dollari. Ecco come funziona la piattaforma: i creator offrono contenuti esclusivi ai fan paganti. È lo stesso creatore dei contenuti a dare un valore alla sua offerta: si oscilla dai 5 ai 50 dollari mensili. La piattaforma trattiene il 20% dei guadagni. I creator, inoltre, possono anche guadagnare tramite vere e proprie “mance” rilasciate dai fan. Ma come farsi conoscere? Come reclamizzare un “prodotto” o un “servizio” che non può essere mostrato da nessuna parte? Ecco, qui entrano in gioco i social network che tutti conoscono, da TikTok a Instagram fino a X. In questi casi però le regole di comportamento sono ferree e violarle può portare alla sospensione dell’account e, nei casi più gravi, alla sua cancellazione.

SU X CONTENUTI PER ADULTI ‘ESPRESSIONE ARTISTICA’

Quasi tutti i social, infatti, riportano nei regolamenti sul loro utilizzo il divieto assoluto di postare immagini o video di nudo oltre naturalmente a contenuti che possono incitare all’odio, alla violenza, al razzismo, alla discriminazione o comunque racchiudere contenuti illegali. A costituire eccezione, ecco spiegato quel “quasi tutti”, è X l’ex Twitter, il social preferito da giornalisti, politici e influencer. La piattaforma acquistata nell’ottobre del 2022, per 44 miliardi di dollari, da Elon Musk parla chiaro: se da un lato resta vietata la condotta che incita all’odio, al suicidio, a l’autolesionismo e la condivisione di contenuti multimediali violenti è possibile “condividere nudi di adulti o comportamenti sessuali la cui realizzazione o diffusione sia avvenuta in maniera consensuale solo se vengono etichettati correttamente e se non vengono mostrati bruscamente. Desideriamo che gli utenti possano creare, diffondere e consultare materiale correlato ad argomenti sessuali a patto che la sua realizzazione o diffusione sia avvenuta in maniera consensuale. L’espressione sessuale (visiva o scritta) è una forma legittima di espressione artistica. Sosteniamo l’autonomia degli adulti nel creare e interagire con contenuti affini alla loro fede, ai loro desideri e alle loro esperienze, inclusi i contenuti relativi alla sessualità. Per controbilanciare questa libertà, evitiamo di mostrare i contenuti per adulti ai bambini e agli adulti che non desiderano vedere tali contenuti. Vietiamo anche i contenuti che promuovono lo sfruttamento, la mancanza di consenso, l’oggettificazione, la sessualizzazione dei minori o l’abuso dei minori e i comportamenti osceni. Inoltre, non ammettiamo la condivisione di contenuti per adulti in punti molto visibili come la foto del profilo”.

PAROLA D’ORDINE: INGANNARE GLI ALGORITMI

Quindi su Instagram o TikTok c’è chi parla del proprio fisico e di come lo si può “costruire” in palestra, c’è chi parla di ricette o di libri, di musica o cinema, chi si fa protagonista di video divertenti e chi si dedica alle “dirette” (parliamo in particolar modo di TikTok) per interagire con i fan o con gli utenti affetti da “scrolling” (quel movimento spesso compulsivo, verticale o orizzontale, operato su testi, immagini o video che appaiono sullo schermo) e capitati lì per caso. Nel corso delle dirette sul sito di proprietà della società tecnologica cinese ByteDance, con sede a Pechino, i più audaci “mostrano” qualcosina aiutati dai filtri che la stessa piattaforma mette a disposizione. Tendine o cascate di gattini e tranci di pizze che, invadendo gli schermi, semi nascondono quello che non si può mostrare. I più creativi aggirano i controlli anche con dei sofisticati giochi di specchi o di ombre. Un tourbillon di immagini che inganna gli algoritmi del sistema evitando censure e provvedimenti a carico degli autori. Tutti questi sforzi servono però a far deviare il pubblico altrove. Nella maggior parte dei casi su X dove è possibile mostrare molte più cose. In poche parole il meccanismo “circolare” è questo: su Instagram e TikTok il creator si pubblicizza come meglio crede e invita a seguirlo su X dove può mettere in mostra le “proprie doti”. Sui profili ex Twitter sono postati dei video non censurati, che non arrivano, nella maggior parte dei casi, al minuto o lo superano di pochissimo. Ci si può accontentare di quelli o “se vuoi vedere di più” si consiglia l’abbonamento al “sito blu” (così viene chiamato OnlyFans) o al sito di una casa di produzione cinematografica di contenuti hard. Tra le strategie di marketing utilizzate per attirare gente su OnlyFans ci sono poi le “collaborazioni”, ovvero creator che “incontrano” altri creator. In giro su X è possibile trovare davvero di tutto, basta utilizzare il motore di ricerca interno. Stati Uniti, Europa, America Latina, Asia, Africa, tutti rappresentati. Nessun Paese sfugge dall’avere i suoi creator.

L’HARD SOCIALIZZATO E I LIMITI DI ETA’

Mettere limitazioni di età ai soli siti pornografici per tenere lontani i minori appare un provvedimento quindi datato perché anche il mondo dell’hard si è ormai “socializzato”. Partendo da altri presupposti, come la lotta al bullismo e alla sua versione cyber, alcuni Paesi hanno applicato divieti sull’utilizzo dei social network da parte dei minori. A fare da apripista l’Australia dove da dicembre 2025, è vietato l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. La legge impone alle piattaforme (come TikTok, Instagram e X) di verificare l’età degli utenti, con multe salatissime per chi non si adegua. Sulla stessa lunghezza d’onda l’Indonesia, ma leggi in attesa di approvazione giacciano in moltissimi altri Paesi. In Italia il dibattito è aperto come nell’Unione Europea dove è in fase di test una app, annunciata dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per superare l’auto dichiarazione garantendo in questo modo controlli più affidabili. Le restrizioni aprono però scenari dove è difficile mettere tutti d’accordo. Resta, infatti, il problema di come poter certificare l’età di chi accede alle piattaforme. Questo non è solo un fattore tecnico, che potrebbe variare anche da Paese a Paese costringendo i colossi del web a investire in nuova tecnologia, ma anche legale. Da risolvere il chi può e deve raccogliere i dati degli utenti, quali di questi richiedere, dove e come conservarli, come proteggerli e soprattutto quando distruggerli.

Giuseppe Pagano

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