A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si terrà una Conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili, promossa dal governo colombiano insieme ai Paesi Bassi. Filo conduttore dell’iniziativa, che vedrà la partecipazione di oltre cinquanta Paesi e circa un centinaio di Premi Nobel, sarà il concetto dell’ecologia relazionale e ambientale. Un percorso, quello che si aprirà a Santa Marta, che non sarà collegato alle Conferenze Onu sul Clima indette ogni due anni dalle Nazioni Unite – le cosiddette ‘Cop’ -, e che si è posto come obiettivo l’abbandono di petrolio, gas e carbone attraverso la sigla, a conclusione dei lavori, di un Trattato per la non-proliferazione delle energie fossili (Fossil Fuel Non-Proliferation Treaty). In occasione della giornata di apertura, il prossimo venerdì 24 aprile, l’ecologista, giornalista, scrittore e responsabile della ‘Rete dei numeri pari’ Giuseppe De Marzo presenterà il suo nuovo libro ‘L’Internazionale della Terra. Cambiamento climatico, giustizia sociale ed ecologia della relazione’, edito da Minimum Fax. A curare la prefazione, lo storico dell’arte dell’Università di Siena Tomaso Montanari, mentre la postfazione è affidata all’economista e ecologista indiana Vandana Shiva. Il saggio ruota attorno alla tesi della cosiddetta “ecologia della relazione”: l’esperto propone il recupero del legame tra uomo e ambiente affinché sia messo da parte il modello economico tecnocapitalista e antropocentrico, e l’essere umano torni a far parte “di un tutto” la cui sopravvivenza sul pianeta non può avvenire a prescindere – o a detrimento – del destino degli altri esseri viventi, mondo vegetale compreso. Recuperando così una visione che molti – a partire dai popoli nativi – stanno promuovendo, basata proprio sulla coabitazione e la condivisione delle responsabilità sia come singoli che, come società,, il testo di De Marzo si propone di fornire strumenti per affrontare le sfide del presente che giungono proprio dal clima che cambia, tra cui non solo eventi climatici estremi ed inquinamento, ma anche malattie ed epidemie, conflitti sociali e guerre, migrazioni e impoverimento. D’altronde, l’ecologista ha potuto conoscere da molto vicino i popoli nativi dell’America Latina, dove ha lavorato per un decennio, fino a incorrere in un arresto in Ecuador per il suo attivismo a tutela delle foreste, contro le attività delle multinazionali.
Alessandra Fabbretti



