Il conflittoarmato nel Catatumbo, un territorio sul versante nord della Colombia, nonmostra segni di tregua. Gli scontri continuano a causare vittime civilicostringendo interi villaggi a fuggire. Si stima che più di 100.000 personesiano state sfollate dall’inizio dell’escalation nel gennaio del 2025.
«Abbiamo ricevutosegnalazioni di famiglie sfollate costrette da gruppi armati a non indossareabiti scuri, per evitare di essere confuse con obiettivi militari durante gliscontri». La dichiarazione di Giovanni Rizzo, direttore nazionale italiano delConsiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), associazione per i diritti umani adifesa dei profughi attiva su scala internazionale, fa capire come la sicurezzaper chi è costretto a scappare per salvare la propria vita sia sempre più arischio in Colombia. Siamo sul confine con il Venezuela, un’area geograficacollassata da persone in fuga per tanti motivi, a partire dalla violenza.
Il conflitto nelCatacumbo
Il conflittoarmato nel Catatumbo, un territorio sul versante nord della Colombia, nonmostra segni di tregua. Gli scontri continuano a causare vittime civilicostringendo interi villaggi a fuggire. Si stima che più di 100.000 personesiano state sfollate dall’inizio dell’escalation nel gennaio del 2025. Qui lavita vale sempre meno e la paura fa mettere i pochi beni posseduti in valige difortuna e scappare. La causa del conflitto è l’occupazione del territorio daparte di alcuni gruppi armati colombiani illegali come l’Eln (Esercito diliberazione nazionale), i dissidenti delle Farc (Forze armate rivoluzionarie) ele formazioni armate criminali, che mirano a controllare il narcotraffico, lecolture di coca e i corridoi di confine verso il Venezuela.
Le regioni piùcolpite
«Le regioni piùcolpite sono quelle alla frontiera nord, ma ci sono altre zone dove il fenomenoè endemico da anni. Il motivo principale sono gli scontri tra differenti gruppiper controllare le coltivazioni della coca e le rotte per farla viaggiare». PadreDaniele Zarantonello, missionario comboniano, ha vissuto per 13 anni inColombia, a Tumaco nel sud, e poi ad Altos de Cazucá, periferia sud di Bogotá.«Nell’ultimo anno sono diventate importanti anche le zone di estrazione d’oro;per l’alto prezzo di questo metallo, hanno cominciato a far gola a molti. Ilgoverno ha cercato di lavorare con i contadini per spingere alla sostituzionedelle coltivazioni di coca, cercando di far crescere un po’ le economielocali». Un tentativo arduo per la presenza delle bande e per la facilità concui la coca offre vantaggi veloci e molto allettanti. La situazione èinstabile. I blindati dell’esercito sorvegliano le strade per garantiresicurezza, ma la lunga fila di bambini, donne e uomini che ha scelto diabbandonare le case, gli orti e gli animali per evitare di perdere la vita inun conflitto sempre più sanguinoso, non si ferma. Qui vive gente semplice,contadini con una fetta modesta di terra da coltivare, famiglie che tiranoavanti allevando maiali o galline, qualche bottega di alimentari e poco altro.
Il ruolo dellaChiesa
La Chiesa nonrimane a guardare, accompagnando persone e famiglie, muovendosi come può in uncontesto sempre più pericoloso. «Lavoriamo soprattutto con popolazioniafrocolombiane — precisa padre Daniele —. Si cerca di mediare e dialogare conle formazioni armate ma è molto difficile a causa della frammentazione deigruppi». Assistenza alimentare, accoglienza e accompagnamento psicosociale,sono tra le attività offerte dai missionari. Questa fetta di frontiera occupauna posizione strategica per la presenza di interessi legati al traffico degliimmigrati e ad altre forme di commercio illecito, causando uno spostamentoforzato di persone che tende a crescere. Immersa in una natura meravigliosa ebagnata dal fiume Catatumbo, la regione potrebbe essere un paradiso naturalegrazia alla fertilità del terreno, invece è travolta da una crisi umanitariatra le più gravi del continente. L’instabilità politica generata dall’arresto edalla deportazione dell’ex leader venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Usanon ha fatto altro che ampliare la contesa delle aree del narcotraffico con laconseguenza della lotta armata e la fuga degli abitanti.
Il problema deglisfollati per la Colombia
La Colombia è unodei cinque Paesi con il maggior numero di sfollati interni al mondo, circa 7milioni, secondo il rapporto annuale sulle tendenze globali dello spostamentoforzato pubblicato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Lostudio rivela che il Paese aveva accolto alla fine del 2024, ben 3 milioni divenezuelani e 500.000 colombiani rimpatriati. I territori di Chocó, Nariño,Cauca, Valle del Cauca e il nord di Antioquia concentrano gran parte deglispostamenti, con alti livelli di violenza, minacce e restrizioni a interecomunità. Inoltre si registra un calo del 98% nel flusso di migranti irregolariche attraversano il Darién, la foresta che separa Panamá e la Colombia perraggiungere gli Usa a causa dei cambiamenti nelle politiche migratorie. Questispostamenti limitano l’accesso ai diritti come l’istruzione, la salute el’alimentazione. Esiste inoltre la presenza di gruppi provenienti dall’estero.Fino al 30 maggio 2025, un totale di 28.756 donne, 28.579 uomini e 15.364 bambinie adolescenti hanno transitato in situazione di immigrazione irregolare. Lamaggior parte di loro proveniva dal Venezuela, dall’Ecuador, dall’India, daHaiti e dal Perú, in marcia con la speranza di trovare, finalmente, una terrasicura.
Nicola Nicoletti



