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IpocrisiaMontanari, ma da che pulpito critichi Vespa?

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
15 de abril de 2026
in Sociales
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IpocrisiaMontanari, ma da che pulpito critichi Vespa?
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La lite o rissa odisfida in 5 minuti fra Vespa e il piddino Provenzano è prevedibile, dunquetrascurabile come speculazioncella politica, viceversa sintomatica di uncostume, una temperie: a vederli litigare disinvoltamente, come nemicicarissimi al bar o in tinello, si capisce che sono saltati tutti gli argini.Quelli di convenienza televisiva, di aplomb ingessato, ma anche di distinzionetra politica, informazione e, in un certo senso, spettacolo. Qualcosa diimpensabile fino, diciamo, a trent’anni fa (il Cavaliere innovò anche lì con lasua distruzione a suo modo creatrice), oggi serenamente attendibile,accettabile.

“Ci sta”, comeusa dire quando qualcosa pare improponibile e invece c’è, è reale e non ci sipuò fare fare niente. In genere ormai chi può, chi riveste un ruolo rilevantenon si fa più problemi nel lasciarsi andare con scleri alla Hulk Hogan sottogli occhi di migliaia, magari milioni di persone, c’è una naturalezza che ladice lunga, un agio consapevole del rango, di un potere che niente puòintaccare; e parliamo, vale la pena di ribadirlo, come fenomeno diffuso.Tornando allo specifico, che Vespa non sia un giornalista della corrente Salisnon c’è bisogno di precisarlo, che sia vicino alla Meloni nessuno si sogna didiscuterlo, però io qui debbo aggiungere che, fossi stato provocato in quelmodo, non sarei riuscito a trattenermi solo con qualche urlo. Perché va dettoanche questo, va notato questo, il tracimare delle provocazioni stupide, dallapolitica come dal mondo del giornalismo, ancora una volta indistinguibili, ecosì torniamo al punto.

Essendoprovocazione studiata, cercata, nel contesto di una attitudine drogatissima inquelli del No, che a questo punto si sentono autorizzati a travolgere ognimisura e a tuffarsi platealmente in area di rigore, ne esce l’effetto voluto ecioè lo stracciarsi le vesti dei farisei piddini che mandano avanti i corifeicome questo Tomaso Montanari di pronto intervento: “Ah, l’effetto Trump,violenti, senza più filtri, grazie Peppe che hai denudato il re, nessuno puòpiù fingere di non vedere, non si può consentire”.

Sì, chiaro, perogni cosa c’è Trump che nell’immaginario della pochezza militante di sinistrava sostituendo il fascismo omnibus, siamo al trumpismo perenne,all’ur-trumpismo. Ah Tomato: proprio tu parli, che sulle provocazioni haicostruito il personaggino? L’ultima pochissimi giorni fa quando ha dato in unblocco solo dei banditi a Meloni, Nordio, La Russa e Lollobrigida, salvo subitognegnare: “Ah, vogliono querelarmi, vogliono chiudermi la bocca”. Con quelsorriso può dire ciò che vuole, come Giorgia Moll una vita fa, i vecchi come mese la ricorderanno, ma anzi c’è una inflazione di provocazioni per il grandefratello del politicume. Se ci mettiamo a riepilogare tutte le sparate delMontanari e degli altri dell’area di contiguità non ci basta di compilarel’enciclopedia Britannica o la biblioteca alessandrina: roba pesante, hardcore,ladri, mafiosi, banditi, maiali, bastarde, da tutte le parti, maparticolarmente da sinistra si distinguono nella distinzione, nello stile,sempre più da suburra, da caserma, però alzano il ditino, vogliono sbroccaresolo loro, la mia è democrazia, la tua è vergogna, ah questo Trump, inaudito,non si può tollerare.

Quanto al Peppe,il Provenzano, trattasi dell’ultras che sotto Covid provocava a manetta, suivaccini, sui coprifuoco, “ah, la Lega (che si mostrava o fingeva esitante)chiarisca ambiguità su vaccini e greenpass”. Il suo è il partitoconcentrazionario che voleva spedire a TSO i dissidenti e “a nessuno sia datodiritto di parlare”, come dicevano quasi tutti, anzi senza quasi, lì in mezzo.Non basta. È sempre lo stesso guardiano della moralità che, lo ricorda su X eSubstack il diretto interessato, il prof. Riccardo Puglisi, mandava una “gaiafatwa [allo scopo] di impedire la nostra nomina presso il Nucleo Tecnico per lavalutazione della Politica Economica (NTPE) al tempo di Draghi presidente delconsiglio, in quanto eravamo degli “ultra liberisti: ‘A coordinare e valutarela politica economica nella più grande stagione di investimenti pubblici èopportuno chiamare degli ultras #liberisti? Una vita a infamare la spesapubblica su Twitter, e poi… Ma aggiornare, se non le letture, le rubriche dialcuni #consiglieri a Chigi?”.

Nomina che allafine effettivamente non passò. A dire della elastica concezione del dirittoall’espressione, alla provocazione, all’esistenza che alberga, o alligna, asinistra. Però tutti a rotolarsi in terra perché Vespa ha sbroccato.

Qui, alla fine ditutto, si gioca la questione: chi ha diritto di fare cosa? A chi deve venireimpedito di default? Dove sta o è rimasto il giornalismo? Nella facoltà diincazzarsi a targhe alterne? Se s’incazza Vespa è fascismo, scusate, trumpismo,se lo fa un politico-giornalista-influencer-podcaster-provocatore de sinistra èprimo emendamento, è Costituzione, spirito di Ventotene, lotta ai poteri fortie “solidarietalpopolocubanoooh” come spugnetta Ilaler Salis all’europarlamento?Il diritto di informare sta solo in chi un giorno sì e l’altro pure vede mafiae mafiosi e bistecche dappertutto ma da una sola parte? C’è molto di disperso,di perduto in questo tempo artificiale, ma più perduta di tutti è la decenza ditacere quando, per dirla con Wittenstein, non si può parlare. Ah Tomato, ahProvenzale, ah piddini di complemento e di complimento non ci provate, cheproprio il vostro è l’ultimo dei pulpiti.

Max Del Papa

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