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Magyar ci salvidall’irrilevanza di Ursula

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
15 de abril de 2026
in Mundo
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Magyar ci salvidall’irrilevanza di Ursula
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Dunque,l’Ungheria ha cambiato pagina. Péter Magyar (fino a qualche anno fa pupillo diOrban) e il suo partito Tisza hanno conquistato una maggioranza netta ponendofine ai sedici anni del dominio di Fidesz. Grande giubilo a Bruxelles: lasoporifera Ursula Von Der Leyen domenica sera (per la guerra in Iran nelweekend non fu così proattiva…) ha subito scritto un tweet per congratularsicon Magyar, annunciando che l’Ungheria torna finalmente sul “sentiero europeo”.Sembra un sollievo per l’attuale establishment UE, ma è davvero così?

A ben guardareOrbán, nonostante la narrazione strappalacrime, era il nemico ideale:sovranista isolazionista, ostile per principio, ben gradito sia agli Usa chealla Russia e quindi facilmente accusabile di essere (a torto o a ragione) undistruttore del sogno europeo. Insomma, Orban lo si poteva dipingere comel’eterno antagonista, l’agente alloctono da tenere a distanza a colpi di veti edi procedure di infrazione.

Magyar invece èdiverso. È sì ex delfino di Orban, ma è anche un europeista convinto; hacondotto una campagna rispettosa, identitaria, conservatrice, fortementefocalizzata sul voler demolire il sistema di corruzione generatosi negli annidel suo ex maestro. E sull’Europa? Chiede un dialogo costruttivo con laCommissione, la necessità di una difesa comune, un’Unione più solida ecoerente. Nel fare questo Magyar afferma però di non voler mai rinunciare allasovranità ungherese, alla difesa dei confini, al modello di famigliatradizionale né alle radici cristiane del suo Paese.

E proprio inquesta combinazione interessante si concretizza il pericolo maggiore per Vonder Leyen. Magyar non attacca l’Europa dall’esterno. Entrerà dalla portaprincipale, probabilmente come legittimo membro del Partito Popolare Europeo edunque paradossalmente all’interno della maggioranza attuale. Quindi puòsedersi al tavolo del Consiglio non come ospite sgradito, ma come interlocutoreche ha una grande credibilità e che ha sconfitto uno degli incubi dell’Europaunita.

E qui viene ilbello. Magyar ha la possibilità (si spera con tanti altri) di erodere ilprogressismo fallimentare di Bruxelles dall’interno, di dimostrare che essereeuropeisti non significa accettare l’agenda iper-immigrazionista, gender, woke,green e inutilmente ridondante imposta da Bruxelles.

E questo schemaspezzerebbe per sempre un tabù ancora vivo e vegeto, una dicotomia terrificantesu cui si regge l’attuale maggioranza: o sei europeista (europeistanell’attuale significato del termine, cioè progressista che strizza l’occhio alsocialismo) o sei antieuropeo. Magyar invece potrebbe mostrare che esiste unaterza via: un’Europa forte e unita che però resta fedele alle proprie radiciidentitarie e cristiane. Non resta che augurare alla nuova leadership ungheresedi riuscire a essere pienamente europea senza piegarsi all’ideologia dominante;a quel punto non sarà più un sogno pensare che il castello ideologico diBruxelles possa cominciare a scricchiolare. Forse quest’analisi è un sognoimpossibile da concretizzare, ma sarebbe un buon inizio per tirare fuoril’Europa da una irrilevanza tragicomica.

AlessandroBonelli

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