La tregua di duesettimane pattuita tra Usa, Iran e Israele suggerisce alcune riflessioni. Laprima analisi da fare è che questi conflitti in Medio Oriente costituiscono deipassaggi preparatori a quella che è la reale contesa per la leadership mondialetra Usa e Cina. In un mondo in cui l’Unione Europea conta sempre meno e laRussia è indebolita e totalmente impegnata nel conflitto ucraino, non potrebbeessere altrimenti. Non è dunque un caso che i negoziati siano stati guidati dalPakistan, con una forte influenza della Cina. I due Paesi sono infatti legatida forti rapporti economici, data la creazione del Corridoio EconomicoCina-Pakistan del 2015, e risentono entrambi del blocco di Hormuz. La Cina è ilprincipale importatore al mondo di risorse dallo Stretto di Hormuz e,nonostante l’Iran stesse consentendo un passaggio parziale delle navi cinesi,alla lunga avrebbe potuto risentire fortemente della situazione. A maggiorragione per il fatto che la chiusura dello stretto limita fortemente laproduzione di altri Paesi orientali, tra cui Giappone e Corea del Sud che,malgrado le tensioni geopolitiche, rappresentano partner commercialiimprescindibili per Pechino. In questa reale partita a distanza che si giocatra Usa e Cina in Medio Oriente emergono da entrambe le parti motivi di forza edi debolezza. Per il fatto di trovarsi nella condizione di potenza ancora“emergente”, però, la Cina alla lunga potrebbe risultare avvantaggiata. Quantoagli Stati Uniti, essi sono ancora l’arbitro della guerra, ma è altrettantovero che stanno faticando, e non poco, a scardinare la difesa iraniana. Gli Usasi trovano in questo limbo: se il proseguimento della guerra puòprogressivamente impantanarli, hanno ad oggi in mano gli sviluppi dellacontesa, dato che essi l’hanno voluta e che non dipendono energeticamente daHormuz. Quanto alla Cina, il fatto che l’influenza cinese abbia portato gliStati Uniti alla tregua rappresenta una prova di forza enorme. La situazione diequilibrio sul campo ha portato gli Usa ad inchinarsi alle pressioni economichedi Pechino. D’altra parte, però, la debolezza cinese è insita nel fatto che adoggi la sua produzione dipende in gran parte dalle risorse di un territorio cheè reale obiettivo militare degli Stati Uniti. Non è pertanto un caso che lapartita preliminare tra Usa e Cina si stia giocando in quel terreno ricco,bellicoso, fertile di contraddizioni religiose, sociali e politiche che è ilMedio Oriente. Un’altra considerazione non può che riguardare la debolezza e laparalisi dell’UE. Se Trump ad oggi con questo conflitto ha dato una reale provadi forza, l’ha espressa nei confronti dei suoi alleati europei, dimostrandoquanto essi dipendano del tutto dalle sue decisioni, arrivando addirittura aminacciare di abbandonare la NATO. In sostanza noi europei stiamo rischiando ilbaratro economico per mantenere fede a un’alleanza il cui stesso leaderminaccia di lasciare. Dopo l’aumento della spesa militare al 5%, gli Usa hannonuovamente messo alle corde l’Unione Europea, che in termini di pesointernazionale non conta praticamente nulla. Se è vero che quelle europee sonoeconomie fortissime in quanto a PIL, Trump ha dimostrato, qualora ve ne fossebisogno, che questa immensa potenza economica e produttiva può all’improvvisocrollare di fronte alla volontà degli USA. Ad oggi, purtroppo, questo è il vero“capolavoro” strategico del Tycoon, che stringe in una morsa i Paesi europei. Ènecessaria una svolta all’interno dell’UE, prima che le potenze polarizzatricidel nuovo mondo, ovvero Cina e Stati Uniti, la annientino. In chiave interna,infine, è davvero peculiare notare come in Italia molti esponenti politici egiornalisti, soprattutto di centrosinistra, stiano gridando alla sconfittadegli USA e alla vittoria dell’Iran, quasi ne fossero contenti. Premesso checiò non è vero, essi sono gli stessi che sostengono che la Russia abbia vintoin Ucraina, quando invece dopo quattro anni di guerra controlla solo un quintodel Paese. Nonostante, a mio parere, in Ucraina sarebbe stato più utilearrivare a un accordo tempo fa, non si capisce davvero quale sia il termine diparagone nel ragionamento di questi “intellettuali” radical-chic. Secondo laloro analisi, gli Usa, dopo aver colpito obiettivi strategici e ucciso granparte dei leader del regime iraniano in poco più di un mese, hanno perso; laRussia invece, che dopo oltre quattro anni e centinaia di migliaia di soldatimorti ha conquistato una piccola parte di Ucraina, ha vinto. Viva la logica el’onestà intellettuale.
Flavio MariaCoticoni



