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Isolati nel nullain Antartide per mesi: così ci si ‘allena’ per andare a vivere sulla Luna e suMarte?

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
11 de abril de 2026
in Ecología
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Isolati nel nullain Antartide per mesi: così ci si ‘allena’ per andare a vivere sulla Luna e suMarte?
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Un isolamentototale di nove mesi nella stazione italo-francese Concordia, in Antartide, nelluogo più sperduto e inaccessibile del mondo a 3.200 d’altezza. Ogni anno, cisono scienziati (quest’anno sono 12 e sono già ‘isolati’ da più di due mesi)che si cimentano con questa esperienza surreale, quella di ‘svernare’ inAntartide, che potrebbe funzionare da potenziale allenamento per futureesplorazioni spaziali se un domani l’uomo dovesse trascorrere del tempo sullaLuna o perchè no su Marte.

La baseConcordia, da considerarsi l’avamposto più remoto del pianeta, è infattidiventata il miglior luogo sulla Terra per studiare l’adattamento umano inambienti ICE (Isolated, Confined and Extreme): si vive in spazi confinati, contemperature proibitive (fino a -80 gradi), risorse limitate e un ambienteesterno ostile. Chi impara ad adattarsi, potrà certamente essere d’aiuto a chidovesse un domani essere protagonista di esplorazioni spaziali. Sì perchèvivere i nove mesi dell’inverno antartico in spazi confinati (in una situazionedi convivenza forzata ai minimi termini), con poche risorse e nel mezzo delnulla, la stazione un luogo molto simile a una futura base lunare o marziana,permettendo di anticipare possibili problematiche di tipo psico-fisico (dapartire da una sindrome legata ai ritmi diersi di luce/buio) e testarecontromisure in modo realistico. E l’ultima ricerca psicologica e biomedicacondotta all’interno della base di Concordia- di cui Enea cura la logistica perconto del Programma Nazionale di Ricerche- ha rilevato che da un certo punto divista la sfida è più umana che tecnologica: perchè un habitat e un ambientesociale caratterizzati da routine e monotonia sono ulteriori fattori di stress,n una situazione già dura, equivalenti a quelli da gestire nelle futuremissioni spaziali di lunga durata.

DeniseFerravante, psicologa e ricercatrice Enea, responsabile per il PNRA delsupporto psicologico, della selezione e formazione del team ‘winter over’racconta per punti cosa significhi vivere per mesi in un posto così al limite:“Esposizione a temperature estreme, che scendono fino a -80 °C, carenzad’ossigeno per l’alta quota, assenza di luce solare per circa quattro mesi sonotra i fattori che mettono alla prova resistenza fisica e psicologica deipartecipanti”.

A questi fattoridi stress si aggiunge l’isolamento totale. “Durante il periodo invernale,nessun rifornimento e nessuna evacuazione sono possibili. Paradossalmente,mentre un equipaggio in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale puòrientrare sulla Terra in poche ore, chi si trova a Concordia deve fareaffidamento esclusivamente sulle proprie risorse“, prosegue Ferravante.

“Gli studimostrano che una delle dimensioni più critiche è quella sociale, dovuta allaconvivenza per lungo periodo in un ambiente isolato e in un gruppomulticulturale”, spiega ancora Ferravante. “Differenze di età, cultura edesperienze pregresse possono amplificare incomprensioni, dissidi e reazioniemotive intense. Inoltre, nei mesi di isolamento può manifestarsi la‘winter-over syndrome’, caratterizzata da alterazione della capacità diconcentrazione e memoria, nervosismo, apatia, umore depresso, irritabilità einsonnia, sintomatologie accentuate anche dall’alterazione dei ritmi circadianilegati ai periodi luce-buio”.

“I nostri studidimostrano che i rischi per la salute psicologica possono essere mitigatiattraverso contromisure efficaci”, spiega Ferravante. “È importante quindisviluppare protocolli di selezione e formazione del personale mirati, ma anchesviluppare metodi per ottimizzare il funzionamento del team attraversostrategie di comunicazione, collaborazione e risoluzione dei conflitti,ottimizzando esperienze affettive e cognitive”, conclude Ferravante.

Marcella Piretti

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