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Quella legge chevuol permettere l’aborto “fino alla nascita”

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
8 de abril de 2026
in Sociales
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Quella legge chevuol permettere l’aborto “fino alla nascita”
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Una notizia che èstata quasi completamente ignorata dai media, ma che, a mio avviso, meriterebbeuna riflessione profonda, riguarda la proposta di legge sull’aborto nel RegnoUnito. La Clause 208 del Crime and Policing Bill non è ancora legge definitiva.Si tratta di un emendamento che mira a depenalizzare completamente le azionidella donna sulla propria gravidanza, rimuovendo per lei la responsabilitàpenale prevista dalle norme vittoriane (soprattutto le sezioni 58 e 59dell’Offences Against the Person Act 1861 e parti dell’Infant Life(Preservation) Act 1929). Il testo chiave recita sostanzialmente: «No offenceis committed by a woman acting in relation to her own pregnancy» (nessun reatoè commesso da una donna che agisce in relazione alla propria gravidanza), aqualsiasi stadio di gestazione. Attualmente il disegno di legge è nella fasedetta “ping-pong”: deve tornare alla Camera dei Comuni per concordare lemodifiche introdotte dai Lord. Solo dopo un accordo tra le due Camere potràricevere il Royal Assent e diventare legge. Alcuni titoli sui media parlano di“aborto fino alla nascita” o “legalizzazione estrema”. Si tratta diinterpretazioni controverse: oggettivamente, la riforma non modifica i limititemporali dell’Abortion Act 1967 (generalmente 24 settimane per gli abortielettivi, cioè quelli che la donna sceglie per ragioni personali, sociali,economiche, relazionali, ecc., con eccezioni per rischio grave per la madre oanomalie fetali gravi). Questi limiti restano vincolanti per medici, cliniche eprofessionisti sanitari. La depenalizzazione riguarda esclusivamente la donnache agisce da sola (self-managed abortion), non chi fornisce aiuto o eseguel’intervento in ambito clinico.

Cosa cambierebbein concreto

Per la donna cheagisce autonomamente: non esisterebbe più alcun limite temporale penale.Potrebbe interrompere la gravidanza fino al momento della nascita, usandopillole online, strumenti o altri mezzi, senza commettere reato penale e senzarischio di indagine, arresto o processo per l’atto in sé. Per i professionistisanitari: nulla cambia. Restano soggetti alle regole attuali dell’Abortion Act1967. Un medico che pratica un aborto oltre i limiti senza giustificazionerischia ancora sanzioni penali. La protezione della clausola vale finché l’attoavviene “in relazione alla gravidanza” (cioè mentre il feto è ancora in utero odurante il travaglio). Se il bambino nasce vivo (esce completamente dal corpodella madre e mostra segni di vita indipendente: respiro, battito, movimento),la Clause 208 non si applica più. Però, in un contesto di aborto fai-da-tetardivo e senza assistenza medica, il confine tra “ancora in gravidanza” e“nato vivo” può diventare molto labile e difficile da accertare. Si tenga presenteche il primo respiro autonomo avviene tipicamente nei primi secondi o minutidopo l’espulsione completa e spesso avviene dopo stimolazione.

Le preoccupazionietiche e pratiche sollevate

Molti criticiritengono che con questa legge si creerebbe un vuoto pericoloso: di fatto sidepenalizzerebbe l’interruzione autonoma di una gravidanza in stadi in cui ilfeto è vitale (per cui non si tratterebbe più di un feto, ma di un vero eproprio bambino), erodendo la protezione offerta dall’Infant Life(Preservation) Act 1929. Già con la legge attuale, con il limite delle 24settimane, si pongono seri problemi etici, perché il progresso scientificoconsente la sopravvivenza già a partire dalle 22-23 settimane (con cureintensive) e in alcuni centri specializzati si raggiungono percentualisignificative di sopravvivenza (parlo per esperienza personale diretta). Questosposta la discussione dal piano puramente legale a quello umano: il confine traaborto e infanticidio rischia di apparire più burocratico che sostanziale.Dall’altra parte, i sostenitori della riforma (tra cui il Royal College ofObstetricians and Gynaecologists, organizzazioni pro-choice e Amnesty)sostengono che lo scopo è principalmente tutelare le donne vulnerabili daindagini invasive e processi traumatici, spesso legati ad aborti spontanei ocomplicanze, senza “legalizzare” aborti clinici tardivi o renderli un serviziosanitario accessibile oltre i limiti attuali. Evidenziano comunque i rischimedici gravi di un aborto autonomo in gestazioni avanzate (emorragie,infezioni, trauma).

La dimensione piùprofonda: biologia, identità e coerenza etica

Da un punto divista scientifico, l’unione dei due gameti genera un nuovo organismo umano congenoma unico, che si sviluppa in modo continuo: un individuo. Già dalle 5-7settimane l’ecografia rende visibile l’embrione con attività cardiaca, creandoun riconoscimento emotivo e sociale immediato nella famiglia («lui/lei»), cioèun’identità. Questo rende più difficile trattare la questione solo in terminiastratti di “diritti riproduttivi”. I progressi medici rendono inoltre piùacuta la domanda: fino a che punto si può subordinare il diritto disopravvivere di un individuo alle scelte autonome di un altro? Vorrei anchesottolineare la percezione di incoerenza che emerge spesso nel dibattito suldiritto alla vita: la critica dura alla pena di morte (che colpisce personeadulte colpevoli dopo un processo) e la difesa di un “diritto” che sopprime unindividuo, per sua natura, innocente. Chi adotta una visione pro-life coerentetende a vedere l’aborto volontario come la soppressione di un individuo umanogiustificata da una scriminante specifica (autonomia corporea, circostanzesociali, ecc.), piuttosto che come un diritto neutro o assoluto. Chi èpro-choice distingue nettamente lo status morale del feto da quello di unapersona nata e privilegia l’autodeterminazione della donna. Entrambe leposizioni partono da valori profondi (tutela della donna da un lato, tuteladella vita prenatale dall’altro) ma giungono a conclusioni diverse su comebilanciare queste istanze in conflitto inevitabile.

In conclusione (einvito al dialogo)

La Clause 208, seapprovata nella forma attuale, rappresenterebbe un cambiamento significativo:toglierebbe del tutto la minaccia penale alla donna per atti autonomi sullagravidanza, a qualsiasi stadio, mantenendo però i limiti regolati per gliaborti clinici. È un tema che tocca convinzioni personali, esperienze di vita edomande filosofiche su quando deve iniziare la piena protezione di un essereumano. La biologia mostra un continuum nello sviluppo, mentre la legge devetracciare confini pratici, tenendo conto dell’evoluzione etica e scientifica.

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