Cosa puòraccontarci un frammento di codice genetico su uno dei reperti più enigmaticidella storia? Una recente ricerca metagenomica (cioè un sistema che leggecontemporaneamente il DNA di tutti i microrganismi, le piante e gli esseriumani che hanno lasciato una traccia su un oggetto) ha trasformato la Sindonedi Torino in un vero e proprio «archivio biologico», rivelando unmosaico di contatti umani, piante e animali che attraversa millenni econtinenti. Lo studio non è solo un’indagine sulla fede, ma un affascinanteviaggio scientifico che ricostruisce gli spostamenti di questo lenzuoloattraverso le tracce invisibili lasciate dal tempo.
Lo studio e gliautori: la scienza dei grandi numeri
Il lavoro,intitolato «DNA Traces on the Shroud of Turin: Metagenomics of the 1978Official Sample Collection», è stato pubblicato sulla piattaformascientifica bioRxiv il 31 marzo 2026 (in attesa di revisione della comunitàscientifica). Il team di ricerca è guidato da Gianni Barcaccia dell’Universitàdi Padova e Alessandro Achilli dell’Università di Pavia, in collaborazione conistituzioni internazionali come la North Carolina State University. Gliscienziati hanno analizzato i campioni raccolti ufficialmente nel 1978 dalprof. Baima Bollone, utilizzando tecnologie di sequenziamento di ultimagenerazione per identificare ogni singola sequenza di DNA depositata sultessuto nel corso dei secoli.
Un archiviobiologico globale tra Oriente e Occidente
I risultatimostrano che la Sindone è stata un vero «magnete» biologico. Tra idati più sorprendenti spicca l’identificazione di lignaggi genetici umanitipici del Vicino Oriente, come l’aplogruppo H33, oggi raro ma presente tra lepopolazioni Druse. Tuttavia, la genetica ha riservato una sorpresa ancoramaggiore: una massiccia presenza di DNA riconducibile al sub-continenteindiano. Questo dettaglio suggerisce che il tessuto possa essere statofabbricato in India o trasportato lungo le antiche rotte commerciali orientaliprima di giungere in Europa, confermando l’etimologia stessa della parola»Sindone», che alcuni studiosi riconducono alla regione del Sindh.
Tracce del NuovoMondo e biodiversità mediterranea
Ma la storiascritta nel DNA non si ferma all’antichità. Sul lenzuolo sono state trovatetracce di piante come mais, pomodoro e arachidi, specie originarie delleAmeriche. Poiché questi vegetali sono arrivati nel Vecchio Mondo solo dopo iviaggi di Cristoforo Colombo, la loro presenza conferma che il telo è statoesposto in ambienti dove circolavano merci provenienti dalle nuove rotteatlantiche. Oltre a queste piante esotiche, l’analisi ha isolato sequenze dicarota coltivata, grano e persino corallo rosso del Mediterraneo, insieme aframmenti genetici di animali domestici come cani e cavalli, che raccontano lavita quotidiana attorno al reperto.
Le conferme delladatazione al carbonio
A completarequesto quadro complesso intervengono le conferme ottenute tramite nuovedatazioni al radiocarbonio effettuate su alcuni fili di riparazione e campionidel reliquiario. Le date indicano periodi compresi tra il XV e il XIX secolo,coincidendo perfettamente con i restauri documentati dopo i vari incendi, comequello di Chambéry, e i numerosi passaggi di proprietà della reliquia. Indefinitiva lo studio dimostra che la Sindone non è un oggetto statico, ma unreperto che ha «respirato» la storia del mondo, catturando frammentidi vita, commerci e popoli da ogni luogo con cui è venuto a contatto.
Roberto Graziosi



