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Effetto serra:mito o realtà? Cosa dimostrò davvero un fisico oltre un secolo fa

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
6 de abril de 2026
in Ecología
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Effetto serra:mito o realtà? Cosa dimostrò davvero un fisico oltre un secolo fa
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Questa mia brevenota vuole dimostrare come le eccessive semplificazioni, utilizzate perveicolare messaggi in modo strumentale, possano distorcere a tal punto larealtà da causare tragedie globali. È la tecnica della mistificazione che fasempre presa sul popolo ignorante. Intendiamoci, non ho nulla control’ignoranza. La conoscenza richiede tempo, fatica, denaro e una curiositàsempre vivace, e la maggior parte delle persone, compreso il sottoscritto, nonsempre dispone delle risorse necessarie per mettere in discussione lecosiddette “verità scientifiche”. L’esempio che qui illustro mi sembra calzantee dimostra come un semplice esperimento scientifico del 1909 smonti lanarrativa dell’effetto serra, almeno come ci viene propinata. Dato che ciò chevado a illustrare è conosciuto e confermato a più riprese da più di un secolo,sorge il dubbio che la tanto decantata verità scientifica sia in realtà solouna narrativa opportunamente addomesticata, come già verificato in unprecedente articolo1. L’esperimento a cui mi riferisco è quello classicocondotto dal fisico statunitense Robert W. Wood (o R.W. Wood) nel 1909. Wood,professore di fisica sperimentale alla Johns Hopkins University, pubblicò irisultati in una breve nota intitolata «Note on the Theory of the Greenhouse»sulla rivista The London, Edinburgh, and Dublin Philosophical Magazine andJournal of Science (Serie 6, Vol. 17, n. 98, pp. 319-320, 1909)2. Ecco ladescrizione dettagliata dell’esperimento, basata sulle parole originali di Wood.Wood dubitava che il riscaldamento nelle serre fosse dovuto principalmente al“trapping” (intrappolamento) della radiazione infrarossa (termica) da parte delvetro, come si credeva all’epoca. Pensava invece che il ruolo principale fossela riduzione della convezione (cioè la dispersione del calore per correntid’aria calda che salgono e vengono sostituite da aria fredda). Per verificarlo,costruì due scatole semplici di cartone nero opaco (dead black cardboard),isolate lateralmente e inferiormente con cotone per minimizzare altre perditetermiche. Su ciascuna applicò una lastra trasparente superiore di spessoreuguale:

  • una lastra di vetro (opaco alleradiazioni termiche/infrarosse);
  • una lastra di sale roccioso (rocksalt, cioè cristalli di cloruro di sodio, NaCl), che è trasparentepraticamente a tutte le radiazioni termiche (infrarosse) emesse dal suoloriscaldato, oltre che a quelle solari.

Inserì untermometro in ciascuna scatola e le espose alla luce solare diretta. Risultatiosservati:

  • entrambe le scatole si riscaldaronoin modo simile: la temperatura salì gradualmente fino a circa 65 °C;
  • la scatola con il sale roccioso siriscaldava leggermente di più all’inizio perché lasciava passare anchealcune onde più lunghe del sole (che il vetro bloccava).

Per eliminarequesta differenza, Wood filtrò la luce solare facendola passare primaattraverso una lastra di vetro: a quel punto, la differenza di temperatura trale due scatole fu minima (meno di 1 °C), con un massimo di circa 55 °C inentrambe. Wood concluse: «Questo dimostra che la perdita di temperatura delsuolo per radiazione è molto piccola rispetto alla perdita per convezione,ovvero che si guadagna molto poco dal fatto che la radiazione sia intrappolata.[…] Una serra fatta di un materiale trasparente a onde di ogni possibilelunghezza mostrerebbe una temperatura quasi, se non del tutto, uguale a quellaosservata in una serra di vetro.» Per riassumere, i pannelli di sale rocciososono trasparenti alle radiazioni termiche (IR), quindi non “intrappolano” ilcalore come si pensava facesse il vetro. Nonostante questo, il riscaldamentoera sostanzialmente identico, perché la causa principale è la riduzione deglieffetti convettivi (l’aria calda non può sfuggire e mescolarsi con l’esterno). Questoesperimento è citato da oltre un secolo proprio per distinguere ilfunzionamento fisico di una serra reale (blocco della convezione + un po’ dieffetto serra radiativo) dall’effetto serra atmosferico (che coinvolge gas cheassorbono/irradiano IR senza bloccare la convezione allo stesso modo). Esistonoanche repliche moderne (ad esempio di Nasif Nahle nel 2011 e altre). Leconclusioni del Prof. Wood, che era un vero scienziato, sono: «… È dunquenecessario prestare molta attenzione alla radiazione intrappolata nel dedurreche la temperatura di un pianeta sia influenzata dalla sua atmosfera? I raggisolari penetrano nell’atmosfera, riscaldano il terreno che a sua volta riscaldal’atmosfera per contatto e per correnti convettive. Il calore ricevuto vienequindi immagazzinato nell’atmosfera, rimanendovi a causa della bassissimaemissione di radiazione di un gas. Mi sembra molto dubbioso che l’atmosferavenga riscaldata in misura significativa assorbendo la radiazione dal terreno,anche nelle condizioni più favorevoli. Non pretendo di aver approfondito laquestione e pubblico questa nota solo per richiamare l’attenzione sul fatto chela radiazione intrappolata sembra avere un ruolo molto marginale nei casiconcreti a noi noti.» Notare la differenza di stile con gli scienziati chepretendono di possedere la verità assoluta. Per concludere, quando sentiamoparlare qualcuno di “effetto serra” adesso sappiamo con chi abbiamo a che fare.Non abbiamo più scuse.

Carlo MacKay

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