Gattuso è già aMarbella, il suo addio è inevitabile. Le dimissioni di Gravina rendonoimpossibile una sua conferma. Fine. Prossima fermata? I soliti noti. E unnotabilissimo.
I nomi “forti”sul tavolo del prossimo Presidente federale (chiunque sia) sono Mancini eConte. Il che la dice lunga su quanto il calcio italiano sia capace diimmaginare il futuro senza attingere al proprio passato recente.
Il capitoloMancini sembrava chiuso traumaticamente, tra minacce di tribunali, l’Arabia,poi il Qatar. Il caso era rientrato, ma con Gravina in panchina erapoliticamente complicato richiamarlo. Senza Gravina, quella porta restasocchiusa. Il classico spiraglio. La domanda però è quale Mancini sipresenterebbe: quello “visionario” del 2018-2021 o quello disincantato e intono minore degli ultimi anni?
Il percorso cheporterebbe a Conte è più complicato: è sotto contratto col Napoli fino altermine del campionato, e il rapporto con De Laurentiis non è esattamenteidilliaco. Il punto è che però l’Italia non può permettersi un commissariotecnico estivo: servono le amichevoli di giugno, servono facce e strategie, nonsi può arrivare alla Nations League ad inizio cantiere.
Il nodo vero,ovviamente, è un altro. Il nuovo ct erediterà gli stessi giocatori, le stessegerarchie, lo stesso problema che si ripete con la costanza di un’alluvionestagionale: ai tornei a eliminazione diretta, l’Italia si difende, subisce e vanel panico. È successo con l’Ucraina, con la Croazia, con la Svizzera, con laBosnia. Cambiare il ct senza toccare nient’altro è come ridipingere le paretidi una casa che frana.
Ed ecco allora lasuggestione: Pep Guardiola. Che quasi tutti danno a spasso proprio da giugno.Lui spegnerebbe sul nascere ogni “ma”. Per ora è soltanto una suggestione,appunto.
Amedeo Liris



