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Cosa c’è dietroil pranzo tra Conte e l’uomo di Trump

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
2 de abril de 2026
in Italia, Política
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Cosa c’è dietroil pranzo tra Conte e l’uomo di Trump
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Certe storiepolitiche sembrano fatte apposta per ricordarci quanto contino più i retroscenadelle dichiarazioni ufficiali. E quella che riguarda Giuseppe Conte el’universo trumpiano è una di queste. Per capirla bisogna tornare al 2019,quando Donald Trump, con uno dei suoi celebri tweet, si augurava che “ilrispettatissimo primo ministro della repubblica italiana, Giuseppi Conte”,restasse al suo posto. “Giuseppi”, scritto proprio così, è rimasto comeun’etichetta difficile da togliere. Ma al di là dell’ironia quel passaggioraccontava un rapporto tutt’altro che freddo: lo stesso Trump sottolineava cheConte “collabora efficacemente con gli Stati Uniti”. Insomma, non propriol’antiamericano che oggi prova a incarnare. E veniamo all’oggi. Ieri, nelcentro di Roma, al ristorante Sanlorenzo, è andato in scena un pranzo chedefinire casuale sarebbe un po’ ingenuo. Come documentato da Libero, Conte si èincontrato con Paolo Zampolli, figura tutt’altro che marginale nell’orbitatrumpiana. Milanese di nascita, uomo d’affari negli Stati Uniti, Zampolli è unoche con Trump ha un rapporto diretto e consolidato. Il pranzo si è svolto insale riservate, lontano da occhi indiscreti ma non abbastanza da evitare che lanotizia emergesse. “Però sei mio ospite”, avrebbe detto Zampolli mentreaccompagnava Conte al piano inferiore: una frase semplice, certo, ma chefotografa bene il tono dell’incontro. Il punto è il contesto. Perché mentreConte pranza con un uomo vicino a Trump, il Movimento 5 Stelle continua adattaccare duramente gli Stati Uniti, accusandoli di usare le basi italiane comefossero cosa loro, con la complicità del governo Giorgia Meloni. E lo stessoConte, solo pochi giorni fa, aveva parlato di “atti di bullismo di Trump” e diuna gestione della crisi con l’Iran in cui il presidente americano “si èdannatamente incartato, non sa come uscirne, è un fallimento”. Parole pesanti,che rendono il pranzo romano ancora più interessante. Ufficialmente, però,tutto molto leggero. Lo racconta lo stesso Zampolli con toni quasi darimpatriata tra vecchi amici: “Con Conte siamo amici da tempo; quindi, ci siamovisti ed è stato un incontro ‘very easy’, tra l’altro abbiamo mangiato moltobene, il menù era a base di pesce…”. E ancora: “Non ci vedevamo da un paio dianni, ma ogni tanto ci sentiamo – dice l’imprenditore – e il nostro non era unincontro che fa parte della mia missione”. Fino alla battuta finale, nonproprio casuale: “Fa sempre piacere poi vedere chi è stato premier, vorrei direche è un un piacere vedere ‘Giuseppi’”. Zampolli prova anche a smontare ognisospetto politico: “Il mio ruolo -precisa- non è politico, delle cose politichesi occupa l’ambasciatore Fertitta”. E sulla guerra aggiunge: “Guardi -risponde-anche Trump pensa che la guerra deve finire”. Poi la chiusura che sa tanto dimessaggio recapitato: “Conte mi ha chiesto di salutargli il presidente Trump eio lo farò al più presto…”. Conte, dal canto suo, non ha lasciato correre.Anzi, ha risposto con un lungo post su Facebook e con una lettera al direttoredi Libero per respingere “illazioni e fantasmagoriche teorie”. La linea èchiara: nessun mistero, nessuna trattativa nascosta. L’incontro, spiega, èstato richiesto formalmente da Zampolli e si è svolto in un luogo pubblico,proprio per evitare equivoci. E scrive: “L’incontro non ha avuto nessuna auradi segretezza. È avvenuto su precisa richiesta del signor Zampolli, avanzata conlettera formale nella quale ha esibito le sue credenziali di ‘Special Envoy ofthe President Trump for global partnerships’. Quale leader di un partito diopposizione ho ritenuto di accettare l’invito a questo incontro e non avendosegreti di sorta ho preferito io stesso che avvenisse in un luogo pubblico, inun ristorante del centro di Roma. Al ristorante era presente un suogiornalista. Mi spiace, non l’ho riconosciuto altrimenti l’avrei educatamentesalutato”. Poi entra nel merito e qui il tono cambia: “Quanto al meritodell’incontro non so se il suo giornalista ha potuto ascoltare sprazzi dellanostra conversazione. Se lo avesse fatto -prosegue l’ex premier- lui si sarebbefatto una cultura sulla legalità internazionale e lei si sarebbe risparmiato discrivere sciocchezze. Anche al signor Zampolli ho esposto le mie posizioni edel M5S in politica estera. Quindi nessun cambiamento di posizione. Anzi.Massima chiarezza: ho incaricato il signor Zampolli di riferire al presidenteTrump da parte mia che considero questi attacchi all’Iran completamentecontrari al diritto internazionale, per cui vanno fermamente condannati e -perquanto sta in me- non potranno mai avere il sostegno dell’Italia. Ho detto chemi batterò perché le nostre basi non siano messe a disposizione non solo deibombardieri americani di passaggio ma anche per qualsiasi attività logistica disostegno a questi attacchi illegali. Se preferisce avere qualche dettaglio inpiù le aggiungo che gli ho esposto la mia convinzione che questa guerra vadaimmediatamente terminata, anche perché costituisce un completo fallimento inquanto non c’è alcun chiaro obiettivo che possa essere raggiunto”. Tuttochiarito, dunque? Non proprio. Perché al netto delle spiegazioni ufficiali,resta una domanda politica che pesa più di ogni dettaglio: perché incontrarsiproprio adesso? Perché un leader che attacca Trump pubblicamente mantieneaperto un canale diretto con uno dei suoi uomini? In politica, soprattuttoquella internazionale, i rapporti non si tagliano mai davvero: si modulano, siraccontano, si mascherano. E infatti il vero punto non è il pranzo, né il menùdi pesce, né le salette riservate. Il punto è che Conte continua a muoversi sudue piani: quello della comunicazione, dove serve marcare le distanze, e quellodelle relazioni, dove invece conviene tenerle aperte. Il problema, semmai, saràcapire come questa doppia linea verrà digerita dai suoi alleati…

Franco Lodige

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