La prima sconfitta politica su scala nazionale del governo del «decreto della vergogna»
Prima o poi l’arroganza di un governo che vuole imporre al Parlamento e quindi agli italiani riforme costituzionali e interventi su materie che avrebbero bisogno di una larga condivisione dentro e fuori dalle aule parlamentari sarebbe stata punita dagli elettori, ed è puntualmente quello che è accaduto con il risultato del referendum sulla giustizia.
Cittadinanza, costituzione, giustizia: si tratta di argomenti che riguardano tutti i cittadini, anzi che riguardano il futuro di un Paese che ha bisogno di unirsi di fronte alle sfide della recessione demografica e dell’escalation bellica internazionale.
Temi sul quale invece il governo di Meloni, Tajani e Salvini ha voluto imporre ai cittadini, in Italia e all’estero, il suo pensiero e le sue leggi sbagliate. Il «decreto della vergogna» è probabilmente l’esempio più eclatante: una legge imposta da qualcuno (gli Stati Uniti?) e giustificato addirittura da una presunta «minaccia alla sicurezza nazionale» costituita dagli italiani all’estero.
Un decreto che in Parlamento è stato osteggiato dai deputati del Partito Democratico con coraggio e convinzione, in aula e nelle commissioni, mentre altri partiti chinavano la testa o si opponevano in manera timida e imbarazzata.
Gli italiani però iniziano a capire che questa maniera di governare non porta nessun beneficio al Paese; lo hanno detto chiaramente opponendosi alla riforma della giustizia proposta dal governo e uscita dal Parlamento senza nessuna modifica, come sarebbe stati utile oltre che opportuno.
La grande partecipazione popolare al referendum e il risultato netto a favore del «NO» è stata la migliore risposta a questo atteggiamento arrogante e poco democratico.
E se è vero che in Brasile e Sudamerica, a differenza di quanto successo in Italia, ha vinto il «SI», dobbiamo ricordare che in tutte le precedenti consultazioni per riforma costituzionale il risultato era stato identico a prescindere dal colore politico del governo che proponeva la riforma.
Il governo Renzi (PD) nel 2016, il governo Conte (5stelle) nel 2020 e il governo Meloni (Fratelli d’Italia) nel 2026 hanno vinto in Sudamerica con una percentuale superiore al 70%; una conferma che un elettorato purtroppo poco informato (anche dai tagli dei governi all’informazione per gli italiani all’estero) tende fuori dall’Europa a votare positivamente ad una proposta di riforma proposta dal governo, e ciò indipendentemente dal partito o dai partiti che la sostengono.
Chiusa la parentesi politica del referendum dobbiamo tornare al lavoro a lottare dentro e fuori le istituzioni per i nostri diritti, primo tra tutti quello per una cittadinanza piena e consapevole degli italiani nel mondo.
Lo faremo con forza e oggi con maggiore fiducia e speranza, soprattutto dopo la sconfitta elettorale di un governo che presto (lo speriamo!) toglierà il disturbo e finirà di arrecare danni alle nostre grandi collettività all’estero, alle quali Meloni, Tajani & C. hanno mancato di rispetto approvando una legge della vergogna che va contro gli interessi dell’Italia prima ancora che dei nostri connazionali che vivono in tutti i continenti del pianeta.



