Trecentoquarant’otto giorni dopo, stesso copione. Cambia la stanza, cambia la sedia, ma il protagonista è sempre lui: Mohamed Salah. E l’annuncio, stavolta, è quello definitivo. Un anno fa parlava ai tifosi del Liverpool ad Anfield, sorridente, tappeto rosso e promessa implicita: “La storia continua”. Martedì sera, invece, il tono è opposto. Seduto davanti alla sua bacheca dei trofei, voce più bassa, respiro pesante: “È arrivato il momento. A fine stagione lascerò il Liverpool”.
Non era il finale previsto quando aveva firmato il rinnovo biennale nella primavera precedente, con il club lanciato verso il titolo. Ma questa stagione ha cambiato tutto: meno gol, accelerazioni più rare, un rendimento appesantito dall’età e da un’annata complicata. A 33 anni, anche per chi ha dominato per quasi un decennio, il tempo presenta il conto. La stampa inglese ne sta celebrando questa sorta di fine, come uno di quegli addii che fanno la storia.
Eppure, l’eredità resta gigantesca. Quarto miglior marcatore nella storia della Premier League, 255 gol in 435 presenze con i Reds, terzo nella storia del club dietro a Ian Rush e Roger Hunt. Tre volte miglior giocatore votato dai colleghi: nessuno come lui. Numeri da leggenda, senza discussioni.
La storia di Salah ha sempre avuto qualcosa di cinematografico: dal villaggio rurale egiziano al calcio europeo con il Basilea, il passaggio deludente al Chelsea, poi l’esplosione definitiva a Liverpool. Un incastro perfetto tra giocatore e club, in un’epoca in cui i rapporti durano sempre meno.
Quando arrivò dalla Roma nel 2017 per circa 36,9 milioni di sterline, pochi immaginavano un impatto simile. Nella prima stagione segnò 44 gol in 52 partite. Alcuni diventati iconici: il pallonetto da lontano contro il Manchester City, la serpentina nel derby con l’Everton, l’assolo contro il Tottenham. Momenti che hanno definito un’era.
Ma Salah non è stato solo gol. Assist, leadership, continuità: fino a questa stagione, viaggiava a una media di 30 reti l’anno. Sommando gol e passaggi decisivi, pochi nella storia della Premier hanno fatto meglio, e tutti con molte più presenze. L’impatto è andato oltre il campo. Primo nordafricano a diventare superstar globale, icona nel mondo arabo, inserito da Time tra le persone più influenti. Per l’Egitto, una figura simbolica, quasi identitaria.
Ora si apre il capitolo successivo. La pista più probabile porta alla Saudi Pro League, con l’interesse già manifestato in passato dall’Al Ittihad. Un trasferimento che avrebbe senso sia economicamente sia mediaticamente, soprattutto per un campionato in cerca di figure globali. L’ultima stagione a Liverpool, però, non è stata semplice: panchine, tensioni con l’allenatore, rendimento altalenante. Anche il contesto emotivo ha pesato, come la morte del compagno Diogo Jota, che lo aveva profondamente colpito.
Il 24 maggio, contro il Brentford, Anfield saluterà uno dei suoi simboli. Non sarà solo un addio: sarà la chiusura di un ciclo che ha definito un’epoca del club.
Amedeo Liris



