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Più di mille civili uccisi, nessun colpevole: la giustizia in Cisgiordania secondo Israele

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
26 de marzo de 2026
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Più di mille civili uccisi, nessun colpevole: la giustizia in Cisgiordania secondo Israele
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Un’inchiesta del Guardian, basata su atti legali e documenti pubblici, sostiene che negli ultimi anni Israele non abbia perseguito i suoi cittadini per l’uccisione di civili palestinesi nella Cisgiordania occupata. Nemmeno uno. Il risultato, secondo l’analisi, sarebbe un clima di sostanziale impunità attorno a una violenza sempre più diffusa. La situazione ha spinto l’ex primo ministro Ehud Olmert a chiedere l’intervento della Corte penale internazionale. In una nota inviata al quotidiano britannico, Olmert ha affermato di voler sollecitare mandati di arresto e misure coercitive per fermare quella che definisce una violenza dei coloni sostenuta, o quantomeno tollerata, dallo Stato.

Un appello analogo arriva da ex vertici della sicurezza israeliana, che in una lettera pubblica hanno denunciato attacchi “quasi quotidiani” contro civili palestinesi, definendo il cosiddetto “terrorismo ebraico” una minaccia esistenziale. Tra i firmatari figurano ex capi delle forze armate, responsabili dei servizi segreti e alti funzionari di polizia, che hanno attribuito le passate vittorie militari alla “forza morale” dell’esercito, ritenuta oggi in pericolo.

Il mese scorso, secondo il resoconto, dieci civili palestinesi sono stati uccisi nella Cisgiordania occupata, tra cui due bambini e i loro genitori, colpiti mentre rientravano a casa durante il Ramadan. Episodi che, per gli ex funzionari, non rappresentano più azioni isolate ma operazioni organizzate, talvolta con la partecipazione di uomini in uniforme.

I dati citati indicano che dal 2020 soldati e coloni israeliani avrebbero causato la morte di almeno 1.100 civili palestinesi nella regione, circa un quarto dei quali minori. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Yesh Din, nessuno di questi casi ha portato a incriminazioni. L’ultimo procedimento per un attacco mortale da parte delle forze di sicurezza risale al 2019, mentre l’ultimo caso riguardante un civile israeliano è del 2018.

Le statistiche indicano che oltre il 96% delle indagini sulla violenza dei coloni tra il 2020 e il 2025 si è concluso senza accuse formali, e solo una minima parte ha portato a condanne. Secondo Yesh Din, anche le denunce presentate dai palestinesi contro soldati israeliani (oltre 1.700 nello stesso periodo) hanno avuto esiti giudiziari inferiori all’1%.

Olmert ha parlato apertamente di una campagna di “pulizia etnica” sostenuta da ambienti governativi, paragonando i pogrom contro villaggi palestinesi a quelli subiti storicamente dagli ebrei in Europa. L’intervento di tribunali internazionali, secondo l’ex premier, diventerebbe necessario se le autorità israeliane continueranno a non agire.

Non mancano però critiche anche da parte palestinese. L’analista Amjad Iraqi ha ricordato che molti degli ex funzionari oggi critici hanno in passato contribuito all’espansione degli insediamenti, ritenendo la violenza parte di un progetto statale più ampio.

Secondo altri osservatori, il sistema giudiziario israeliano avrebbe progressivamente ridotto i procedimenti per violenze contro palestinesi, anche a causa di pressioni politiche interne. L’avvocato per i diritti umani Michael Sfard ha parlato di un sistema “programmato per creare impunità”, pur mantenendo rari casi di incriminazione per dimostrare formalmente il funzionamento dello stato di diritto.

In una lettera firmata da oltre venti giuristi, tra cui gli ex ministri della Giustizia Dan Meridor e Meir Sheetrit, l’attuale governo è stato accusato di consentire una “pulizia etnica attiva” nella Cisgiordania occupata. Anche il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha chiesto interventi urgenti per fermare la violenza dei coloni.

Fuori dalla Cisgiordania, dal 2020 si registrano solo due incriminazioni contro membri delle forze di sicurezza israeliane per la morte di civili palestinesi: un agente accusato per un caso a Gerusalemme Est, poi assolto, e un ufficiale incriminato per la morte di un contadino a Gaza, mai processato.

La polizia israeliana, conclude l’inchiesta, non ha risposto alle richieste di commento sulla mancata prevenzione o indagine degli attacchi.

Michele Rosa

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