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Il popolo italiano boccia la riforma e dice No al Governo Meloni

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
24 de marzo de 2026
in Editorial
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Il popolo italiano boccia la riforma e dice No al Governo Meloni
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14.441.962 di No, 12.430.371 di Sì. 53,7 a 46,2 per cento: il popolo italiano ha bocciato la riforma della Giustizia del Governo Meloni. Alla fine il referendum confermativo si è trasformato in un vero e proprio voto politico. Lo dimostra il dato dell’affluenza: tutti i sondaggi puntavano al ribasso, con al massimo un 40 per cento, o poco più, di votanti. E invece, alla fine, alle urne si è presentato il 60 per cento. Con questo dato il risultato ha subito preso valenza politica.

Lo spiegavano, fino a poco prima del risultato finale, gli stessi uomini vicini alla dirigenza di Fratelli d’Italia: “Siamo moderatamente ottimisti, pensiamo di vincere perché il referendum è un voto di fiducia alla Presidente Meloni per il cambiamento. Noi siamo fiduciosi e pensiamo vinca il Sì perché in tutto questo tempo non abbiamo registrato scollegamenti nel paese verso l’azione del governo, o segni di sfiducia, anzi”. Dopo qualche ora, con la forte vittoria del No, si capisce che qualcosa non ha funzionato, che sicuramente bisognerà correre ai ripari. Il prima possibile. Perché da questo momento siamo in campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027. Partiamo dalla sorpresa di quel 10 per cento di popolo in più che i sondaggisti non hanno visto arrivare e che alla fine ha fatto saltare tutti i modelli previsionali.

Da una prima analisi si può dire che lì ci sono una gran fetta di giovani, che si dà sempre per scontato che non votino; e un’altra fetta grande di delusi, gente che alle passate elezioni si era astenuta, non aveva partecipato al voto. E che fosse la popolazione giovanile l’anello debole per il Sì lo si era capito dal massiccio uso dei social a loro indirizzati da parte del centrodestra, con anche la Presidente Meloni che aveva deciso di mostrarsi a fianco di Fedez e compagnia cantante. I giovani però non hanno seguito l’invito, l’analisi del voto mostra che nella fascia 18-34 il 60 per cento ha sbarrato il No. Poi ci sono gli astenuti, che nel momento della massima politicizzazione del referendum sono tornati in cabina a difesa della Costituzione e dei giudici. Il centrodestra poi ha cercato di scompaginare il fronte del No, sottolineando i tanti appelli a votare Sì da parte di esponenti di primo piano del Pd. Un flop anche qui: alla fine, dati alla mano, sono stati molto di più non solo i No arrivati dagli elettori del centrodestra ma pure che il 32 per cento in Forza Italia e il 37 per cento della Lega hanno scelto l’astensione.

La Presidente Meloni che farà? Dovrà cambiare, e pure in fretta. Il ministro della Giustizia Nordio è il grande sconfitto, ed è facile prevedere che diventerà pure il bersaglio principale per la sconfitta. Anche sul versante della politica estera la Presidente Meloni dovrà aggiustare il tiro e marcare una differenza rispetto alla politica senza testa del Presidente Trump, che ogni giorno scatena una guerra, ultima quella in atto all’Iran. Guerra i cui effetti già stiamo pagando e che pagheremo ancor di più se non finirà a breve, con l’aumento del prezzo del carburante e, a cascata, di tutti i generi alimentari e no. Il Centrosinistra esce vittorioso. Soprattutto il Pd della segretaria Elly Schlein che con il 90 per cento dei suoi elettori ha votato No. Solo uno sparuto 9 per cento dei Dem ha votato Sì. Vince anche il leader del M5S Giuseppe Conte anche se dei suoi ha portato a votare per il No solo il 67 per cento, mentre il 28 per cento si è astenuto. Non c’è dubbio che comunque d’ora in avanti il Centrosinistra, numeri alla mano, può dire che il Centrodestra si può battere, che uniti si può governare il Paese. Non sarà una passeggiata, perché anche nel Centrosinistra è in atto una battaglia su chi sarà il candidato premier: Schlein, Conte o un terzo che spunterà all’improvviso? Intanto si festeggia, si scende in piazza per brindare allo scampato pericolo. Domani si vedrà.

Nico Perrone

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