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Home Economía

Opas di Poste su Tim: operazione da 10,8 miliardi. Cosa potrebbe diventare “Postim”

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
23 de marzo de 2026
in Economía
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Opas di Poste su Tim: operazione da 10,8 miliardi. Cosa potrebbe diventare “Postim”
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Un  grande “polo integrato” che unisce i servizi e le competenze di Poste italiane– prodotti postali, finanziari, assicurativi e logistici- alla rete di telecomunicazioni, cloud e infrastrutture digitali di Tim. In grado inoltre di promuovere la “sovranità digitale”. L’obiettivo di “Postim”, l’operazione lanciata da Poste Italiane con un’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria volontaria su Telecom Italia (Tim) è quella di ottenere un attore di riferimento nel mercato delle telecomunicazioni italiano, con oltre 24 milioni di clienti nella telefonia mobile (19 di Tim e 5 di Poste Mobile).

L’OPAS TOTALITARIA, DI COSA SI TRATTA

In una nota, la società dell’Ad Matteo Del Fante ha annunciato di aver assunto nella giornata di ieri, domenica 22 marzo, la decisione di promuovere “un’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria volontaria ai sensi e per gli effetti degli articoli 102 e 106, comma 4, del TUF, avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Telecom Italia ammesse alla negoziazione su Euronext Milan, mercato regolamentato organizzato e gestito da Borsa Italiana, ivi incluse le azioni proprie detenute dall’Emittente e le azioni di Tim che potrebbero essere eventualmente emesse – entro la fine del periodo di adesione all’Offerta – nell’ambito dei piani di compensi in essere basati su strumenti finanziari”. Per Poste l’operazione risulta “altamente attraente” per gli azionisti e “strategica” per il sistema Paese: “Il nuovo Gruppo rappresenterà la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, un vero motore di innovazione, un polo di sicurezza infrastrutturale e tecnologica, pilastro strategico dell’economia nazionale”.

UN COLOSSO DA 26,9 MILIARDI DI EURO E 150 MILA DIPENDENTI CON LO STATO AZIONISTA DI MAGGIORANZA

Poste è già al 25% del capitale Tim e pertanto risulta primo azionista della società di tlc, punta ora a creare una piattaforma unica nel suo genere: un gruppo con ricavi aggregati stimati in 26,9 miliardi di euro, ebitda di 4,8 miliardi e oltre 150 mila dipendenti. Al termine dell’operazione, considerando anche la quota di Cassa depositi e presiti, lo Stato italiano manterrà una partecipazione di maggioranza assoluta (oltre il 50%). Il nuovo gruppo a controllo pubblico punta inoltre ad attestarsi come fornitore di riferimento per imprese e pubblica amministrazione nei servizi “cloud, della gestione dei dati, dell’intelligenza artificiale, dell’Internet delle Cose e della cyber-security“. Con l’obiettivo, conclude Poste, di “promuovere la sovranità digitale, il tessuto imprenditoriale, e l’accesso ai servizi in tutte le aree del Paese, garantendo sicurezza e resilienza delle infrastrutture”. Il nuovo colosso nascerebbe dalla combinazione di asset complementari: la capillare rete di 13 mila uffici postali di Poste si integrerebbe con i oltre 4 mila punti vendita Tim e i 49 mila partner terzi, raggiungendo 19 milioni di clienti digitali attivi. A questi si aggiungerebbero la rete fissa e mobile nazionale di Tim, la leadership nelle infrastrutture cloud e data center, e capacità di connettività sicura e “sovrana” per istituzioni e imprese.

L’OFFERTA OGGI SUL TAVOLO DEL CDA DI TIM

Il Cda di Tim è stato convocato per oggi, lunedì 23 marzo, per avviare il processo di valutazione dell’offerta. In dettaglio, il corrispettivo offerto è di 0,635 euro per ogni azione Tim, composto da 0,167 euro in contanti e 0,0218 in azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane. Questo valore incorpora un premio del 9,01% rispetto alla chiusura di venerdì scorso del titolo Tim. L’offerta è finalizzata al delisting di Tim da Piazza Affari e al perfezionamento entro fine 2026.

Maria Anzalone

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