Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone hanno firmato un documento congiunto per affrontare la crisi nello Stretto di Hormuz. La dichiarazione condanna gli attacchi attribuiti all’Iran contro navi commerciali disarmate e infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas. Teheran viene esortata a cessare immediatamente le sue azioni, inclusa la posa di mine e i lanci di droni e missili, nonché ad aderire alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Una risposta alla chiusura
La chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane ha suscitato preoccupazioni globali: questo passaggio strategico è cruciale per la navigazione commerciale e l’approvvigionamento energetico. Nel comunicato viene sottolineato che tali interferenze rappresentano “una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”. I leader dei sei Paesi hanno chiesto una moratoria immediata sugli attacchi contro infrastrutture civili e energetiche. I sei Stati si sono dichiarati pronti a contribuire agli sforzi per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz. Accolgono inoltre con favore l’impegno di altre nazioni coinvolte nella pianificazione di misure preparatorie e la decisione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di rilasciare riserve petrolifere strategiche per stabilizzare i mercati energetici globali.
Condanna degli attacchi e richieste a Teheran
Il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il segretario generale della NATO Mark Rutte, in un colloquio telefonico precedente, avevano già condannato gli attacchi iraniani contro infrastrutture strategiche del Qatar. Hanno ribadito l’importanza di garantire la libertà di navigazione e commercio nello Stretto e sottolineato la necessità di un piano a lungo termine per la riapertura della via marittima.
L’Italia ribadisce il suo approccio
La presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha firmato il documento a Bruxelles durante il Consiglio Europeo, evidenziando che l’Italia, pur alleata degli Stati Uniti, intende restare estranea a un eventuale conflitto armato. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che l’Italia continuerà a rifiutare di inviare forze marittime nello Stretto di Hormuz, in linea con il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana. Il comunicato congiunto prevede, tra le altre cose, il sostegno alle nazioni maggiormente colpite dal blocco dello Stretto. Saranno coinvolte le Nazioni Unite e istituzioni finanziarie internazionali per fornire aiuti, accompagnati da misure per stabilizzare i mercati energetici, come la collaborazione con paesi produttori per aumentare l’offerta. La dichiarazione si conclude sottolineando che la sicurezza marittima e la libertà di navigazione sono vantaggi per tutti i Paesi.
La risposta di Teheran
L’Iran però non fa passi indietro. Teheran ritiene infatti che i Paese che aiuteranno gli usa per riaprire lo Stretto di Hormuz rischiano di essere “complici” di crimini di guerra. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ritiene che qualsiasi azione europea renderebbe i Paesi colpevoli di “complicità nell’aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori”.
N.P.


