Una crisi indotta nel settore agricolo con conseguenze fortemente impattanti in Paesi specie dell’Africa e del Sud est asiatico. Dopo che da giorni si parla delle conseguenze della guerra in Iran e nell’area del Golfo sul mercato dell’energia e quindi delle forniture di petrolio e di gas (con l’aggravamento dell’emergenza generato dal bombardamento israeliano sull’impianto offshore iraniano (per estrazione e lavorazione di gas naturale) di South Pars, quindi l’attacco iraniano al complesso industriale di Ras Laffan, in Qatar) adesso i riflettori si accendono anche su un altro settore strategico: quello della produzione ed esportazione di fertilizzanti. L’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, ha denunciato il rischio ormai tangibile di una crisi agricola destinata a tramutarsi in tempi drammaticamente brevi in una crisi alimentare che colpirebbe fra l’altro Paesi già costretti a vivere sulla sottile linea di confine con il pericolo carestie. Fra questi Sudan (54% di dipendenza dall’import di fertilizzanti prodotti ed esportati dai Paesi del Golfo Persico), quindi Sri Lanka, Tanzania, Somalia, Pakistan, Thailandia, Kenya, ma anche Australia e Nuova Zelanda. Il solo Qatar è leader assoluto al mondo nella produzione dell’urea (34% della produzione mondiale) e dell’ammonia (23%) e con i recenti aumenti di prezzo del 40% di questi prodotti essenziali per l’agricoltura e prodotti sino a oggi a basso costo grazie all’energia prodotta dal gas estratto in loco, l’impatto sulle produzioni agricole risulta essere insopportabile. Secondo una analisi di queste ore il costo dei fertilizzanti avrebbe raggiunto in alcuni Paese il tetto critico, specie per il grano, del 50% del valore del prodotto agricolo. Con un’incidenza in Paesi come l’India dipendenti in gran parte dal Golfo per l’approvvigionamento in particolare di urea, principale componente per i fertilizzanti “nitrogeni”, il livello di emergenza si alza giorno dopo giorno. “Se quest’anno ci sarà carenza di fertilizzanti, ci sarà anche carenza di cibo l’anno prossimo “, con tutto ciò che ne consegue per la produzione agricola e le derrate alimentari. Sempre sperando in una rapida conclusione del conflitto l’effetto domino sulla produzione agricola potrebbe generare vere e proprie sacche di carestia e di fame e un prolungato effetto domino in Paesi già oggi ad alto rischio e con una produzione alimentare a malapena in grado di soddisfare una minima domanda nazionale e territoriale.
N.P.



