Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati a votare per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia. Si tratta di una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento, ma senza la maggioranza qualificata di due terzi dei componenti, il che ha reso necessario il referendum. Le urne sono aperte domenica 22 dalle 7 alle 23 e lunedì 23 dalle 7 alle 15. In assenza di un quorum, il risultato sarà valido a prescindere dal numero di votanti. Sono oltre 51 milioni i cittadini italiani aventi diritto di voto, inclusi circa 5 milioni e mezzo di residenti all’estero. Ecco perché è tanto importante l’affluenza. Secondo tutti gli analisti, infatti, se tanti italiani andranno al voto sarà probabile che a prevalere siano i Sì. Viceversa, la gara si fa sul filo del rasoio e potrebbero vincere i No. Alle 12, primo dato ufficiale reso noto, l’affluenza si attesta sopra al 14,80%. Nel 2020, quando si votò al referendum costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari, il primo dato di affluenza fu più basso: 12,24%.
Come si vota
Per accedere al voto è necessario presentare al proprio seggio la tessera elettorale e un documento di identità valido. Gli uffici comunali rimarranno aperti in via straordinaria per il rilascio di duplicati o nuove tessere. La scheda elettorale è di colore verde e riporta il testo del quesito referendario. Il voto si esprime segnando una croce su “Sì” o “No”: il “Sì” indica l’approvazione della legge, mentre il “No” ne determina il respingimento. È essenziale evitare segni fuori dalle caselle per non invalidare il voto. Gli elettori con disabilità che non possono votare autonomamente potranno essere accompagnati in cabina da una persona di fiducia iscritta alle liste elettorali.
I contenuti della riforma
Il referendum si basa su una revisione degli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione. Tra i temi principali, spicca la separazione delle carriere all’interno della magistratura: la proposta prevede che giudici e pubblici ministeri abbiano carriere, percorsi di selezione e formazione completamente distinti. Se il “Sì” prevalesse, sarebbero introdotti due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. I membri del CSM non sarebbero più eletti, ma selezionati tramite sorteggio. Sarà anche costituita un’Alta Corte disciplinare indipendente, composta da 15 membri tra magistrati, avvocati e professori giuridici, che si occuperà di giudicare i magistrati per eventuali errori professionali.
Le ragioni del “Sì” e del “No”
Chi sostiene il “Sì” considera la riforma un passo importante per garantire maggiore indipendenza e terzietà all’interno della magistratura. La separazione delle carriere, secondo il governo, eliminerebbe conflitti di interesse e renderebbe il sistema più equo. Dal lato opposto, i sostenitori del “No” ritengono che la riforma non affronti le vere criticità del sistema giudiziario italiano.
Spoglio e ultimi dettagli
Lo spoglio delle schede inizierà subito dopo la chiusura delle urne lunedì 23 marzo alle 15. È il quinto referendum confermativo nella storia italiana e gli esiti vengono generalmente annunciati in tempi rapidi. Tutti gli occhi sono puntati sul dato dell’affluenza, che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese, anche se non vincolante per il referendum in sé.
N.P.



