Da anni, nel dibattito pubblico italiano, risuona come un mantra: “Giù le mani dalla Costituzione!”. Un’espressione che funziona bene nei talk show, ma che raramente si accompagna a un dato di realtà: la Costituzione italiana è stata modificata molte volte, durante governi di ogni colore politico, e sempre per esigenze concrete, spesso dettate dall’evoluzione della società, dell’economia o dell’assetto istituzionale. Non è un capriccio della destra o della sinistra. È semplicemente ciò che una Costituzione “viva” deve fare: adattarsi ai tempi.
Vediamo quali sono state alcune delle modifiche alla Costituzione dal 1948 a oggi (solo quelle che hanno cambiato il testo costituzionale):
1963 – Governo Fanfani IV Modifica degli articoli 56, 57, 60: numero dei parlamentari e durata delle Camere
1963 – Governo Moro I Articoli 131 e 57: istituzione della Regione Molise.
1967 – Governo Moro III Articolo 135: composizione della Corte costituzionale.
1989 – Governo De Mita Articoli 96, 134, 135: reati ministeriali e funzioni della Corte costituzionale.
1991 – Governo Andreotti VII Articolo 88: scioglimento delle Camere e semestre bianco rafforzato.
1992 – Governo Andreotti VII Articolo 79: amnistia e indulto.
2000 – Governo D’Alema Articolo 48 (e altri): voto degli italiani all’estero.
2001 – Governo Amato II Riforma del Titolo V: nuovo regionalismo, competenze Stato-Regioni.
2007 – Governo Prodi II Articolo 27: abolizione pena di morte anche nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.
2012 – Governo Monti Articoli 81, 97, 117, 119: pareggio di bilancio e vincoli europei.
2020 – Governo Conte II Articoli 56, 57, 59: riduzione del numero dei parlamentari.
2022 – Governo Draghi Articoli 9 e 41: tutela dell’ambiente e della biodiversità.
2023 – Governo Meloni Articolo 33: riconoscimento dello sport come attività tutelata.
Cosa dimostra questo elenco? Cose molto semplici, che spesso vengono ignorate. La Costituzione è stata modificata da governi di ogni colore è stata modificata da governi di ogni colore . Democristiani, centrosinistra, tecnici, centrodestra. Non esiste una “parte politica” che rispetta la Costituzione e una che vuole stravolgerla.
Esistono invece momenti storici che richiedono aggiornamenti. Le modifiche sono quasi sempre necessarie. La nascita del Molise, il voto degli italiani all’estero, il pareggio di bilancio imposto dai vincoli europei, la tutela dell’ambiente, il taglio dei parlamentari. Sono tutte risposte a esigenze reali, non a ideologie.
Dire giù le mani dalla Costituzione è spesso un riflesso incondizionato. Una frase che funziona bene quando si vuole bloccare il dibattito. Ma la verità è che la Costituzione prevede essa stessa di essere modificata (art. 138), con un procedimento rigoroso e garantista.
Una Costituzione moderna non è quella immobile, ma quella che sa evolvere. Le democrazie mature non hanno paura di aggiornare le proprie regole. La rigidità assoluta non è un valore: è un freno.
L’Italia, quando ha saputo farlo, ha migliorato la propria architettura istituzionale. E forse il vero problema non è “mettere le mani sulla Costituzione”, ma avere il coraggio di farlo bene, con visione e responsabilità.
Ezio Pozzati



