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Pina Della Rossa in Immaginare L’Immagine

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
20 de marzo de 2026
in Arte, Giovanni Cardone 
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Pina Della Rossa in Immaginare L’Immagine
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Giovanni Cardone Marzo 2026

Presso la Galleria Centometriquadri Arte Contemporanea di Santa Maria Capua Vetere – Caserta abbiamo ammirato la mostra di Pina Della Rossa ‘Immaginare L’Immagine’ a cura di  Antonello Tolve. Nel lavoro fotografico di Pina Della Rossa – come afferma Antonello Tolve – si nasconde un territorio polisemico che al di sotto dei suoi significanti immediati coinvolge una catena fluttuante di significati il cui grado visivo indica eroismo e erosione, abbandono o meraviglia (intesa come θαυμάζειν, come turbamento che scuote e riscalda l’intelletto), finanche denuncia sociale o anche una certa inquietudine di fondo che emerge dal trasporto con cui l’occhio cattura edere su pareti screpolate dal tempo, frammenti di corpi segnati dal tempo, finestre chiuse o blindate da impenetrabili inferriate, testimoni muti di un’inquietudine che sa raggirare gli ostacoli per trasformarli in una warburghiana Nachleben (di un vivere-dopo, di una vita-successiva, di una sopravvivenza) capace di trasfigurare le forme, caricandole di pathos mediante un processo di assimilazione-trasformazione-rielaborazione in cui il passato è mostrato (e continua a vivere attivamente) nel pulsante presente. Ognuna delle sue immagini che abbia un’impostazione classica come Silence (1992) , Finestra della follia ( 2010) , Inabitabile ( 2012), Amorfo (2012), L’arcano (2013) e Pulsante ( 2013), o immaginazione compositiva, in cui le immagini seguono sulla parete andamenti geometrici, ricopre sempre un intento enigmatico la cui forza è da ritrovarsi nel lacaniano desiderio di desiderare le cose desiderate, tanto da orientare la lettura lungo i sentieri lusinghieri del naturale, per personale, del passionale, del pulsionale. Il discorso cambia e si sposta l’asse di lettura su lavori che portano l’immagine fotografica verso la sovrimpressione, la frammentazione (e il sensuale gioco geometrico che se ne fa) o anche l’innesto polimaterico. Nel momento in cui Pina Della Rossa spinge la fotografia oltre i bordi della fotografia si verifica infatti una ulteriorità data dall’estensione del linguaggio a orizzonti visivi che nell’assorbire al loro interno elementi concreti e oggettuali del reale – e nell’assumere un atteggiamento metalinguistico – creano forze centripete mediante le quali riorganizzare l’immagine secondo un nuova plasticità. Se da una parte con un lavoro esemplare quale Nel volto, la memoria dimenticata dell’enigma cosmologico della materia del tempo (2010-2017), quasi un trattato o quasi una indicazione di poetica, l’artista sovrappone tre superfici – fotografica, pittorica, trasparente – per elaborare una stratificazione di dati sensoriali e offrire anche un certo qual movimento determinato dalla pluralità di punti di vista spettatoriale (ingrediente fondamentale, quest’ultimo, che fa entrare il tempo in quanto durata reale nell’opera), con Berlino (1996-2005), su un versante metodologico legato a frammentazione, è lo stesso spettatore a modificare l’opera, a scegliere come ridefinire e trasformare la composizione. Di questa seconda linea, della frammentazione e della lacertizzazione dell’immagine appunto, l’ampio ciclo dei Puzzle(1991-2005) a cui appartengono Otherside (1991-2013) o In volo. Calpestata, l’erba diventa un sentiero (2013-2016) è un momento analitico che nello spezzettare e ridurre l’iconicità fotografica a unità geometriche elementari (triangoli, quadrilateri, poligoni) si dilata per disseminarsi nello spazio, con lo scopo di trasformarlo in una vera e propria – poetica direi – Gesamtkunstwerk. In un mosaico di pensieri che si incrociano tra loro per dar luogo a sistemi visivi polifonici in cui si stratificano o si innestano materie con sviluppi extra-artistici o linguistici (in questo Della Rossa è vicina ai coevi procedimenti di figure come Ulrich Egger e Nataly Maier), lavori quali Struttura t4 (2012-2016) o Struttura t3 (2013-2016) rispondono a esigenze espressive in cui le varie “lingue sussidiarie che vi partecipano” non solo rappresentano il reale ma lo presentano come conformazione o come frammento. Le lamiere utilizzate, pieghettate seguendo una misura fisiologica, diventano in questi lavori luoghi che accolgono non solo il linguaggio fotografico o i frammenti d’un mondo fotografato (un bastone di legno, objet trouvé), ma anche una certa specularità dello spazio circostante e dunque anche dello spettatore che diventano tributari di un concorso di immagini cangianti, quasi a farsi  barlumi endottici o sussurri ipnagogici. Tenendo presente con Merleau-Ponty che ogni processo presuppone un sistema e che il sistema in sé è sempre un insieme di fonti e formati linguistici, Della Rossa produce uno scavo continuo che è anche un accuratissimo togliere, un sottrarre al reale frammenti di reale per dar luogo a spostamenti, a slittamenti o anche a condensazioni in cui se da una parte si trova il richiamo forte al mondo della vita, dall’altra si intravede un corpo nascosto, volutamente occultato per esplorare, indagare, ispezionare, perlustrare il mondo da latitudini oblique e con una porosità che rende l’immagine immaginazione. In una mia analisi storico – critico su Pina Della Rossa :  Pina Della Rossa lungo il percorso della sua carriera artistica testimonia da sempre il suo saper unire l’arte all’impegno sociale, elaborando progetti focalizzati su tematiche esistenziali, tensioni urbane e collettive, e lotta alla violenza. In tal senso, si rivela sensibile attivista per la difesa dei diritti umani. L’arte, per Pina Della Rossa, è catarsi, purificazione, espressione autobiografica, veicolazione sociale. E’creatrice di stile e rapporti sociali ed assume anche la funzione di orientamento e re-indirizzamento, con la capacità di ‘tendere verso’ tra il singolo e la collettività, in una originaria autenticità. Le sue opere divengono linguaggio della contemporaneità, scavo interiore, autobiografico e, nel contempo, momento di rinascita. Da ricordare il progetto “Cantieri”, dove focalizza l’obiettivo sui materiali per riscattarne la dignità, (cemento, plastica, lamiera, ruggine, muffa);“Dopo la battaglia”,in cui immagini pittoriche e metaforiche, sono scattate in solitudine. Pittura e fotografia:due linguaggi diversi in relazione all’interno della stessa immagine. Caratteristica della produzione di Pina Della Rossa, la simbologia delle immagini: terra, rami fitti e scarni, vecchie lamiere arrugginite, memoria e oblio, visibilità e invisibilità, vita e morte, nel suo specifico linguaggio, proponendo la fotografia come strumento di riflessione e di analisi. Il progetto in progress “Segni permanenti”, con il quale ha realizzato performance art, fotografie, video e installazioni, utilizzando la propria immagine e coinvolgendo personalità del mondo dell’arte e della cultura ed intere comunità, trasformando il suo messaggio artistico e personale, dall’animo singolo ad un messaggio universale. La sua opera si estrinseca anche su giochi di piani, su differenti componenti geometriche, quando, trasformandosi in puzzle, si sottrae alle obbligazioni del formale: così, libera da vincoli, essa  esplode, senza confini, abitando in più luoghi. Nei “Puzzle” si evidenzia altresì un vero e proprio viaggio sui sentieri della memoria, una comunione intima con la natura, in cui le intricate ramificazioni sono “nervi scoperti”. In esse  il reale si è eclissato trasformandosi in altre sembianze, divenendo una proiezione corporea ed instaurando una relazione simbiotica tra opera e fruitore. Traspare così la natura etica delle immagini, che spostano il senso comune sull’alterità che pervade la visione del reale. Essendo io forse un ‘privilegiato’ ho avuto il piacere di osservare le opere di Pina Della Rossa da vicino nel suo studio, un’ artista dove tradizione e innovazione sono alla base della sua arte, ella rappresenta in toto l’esistenza e i suoi significati più profondi. Nei “Landscape” di Pina Della Rossa lo spazio diviene metafisico.

C’è un ricercato attrito tra un attenta contemporaneità immersa in contenuti e figure tradizionalmente significanti. Tutto questo da frutto ad un armonioso risultato che si risolve in un arte concettualmente interessante, figurativamente impeccabile e tecnicamente avanguardistica. Pina Della Rossa vive e lavora a Napoli, artista e docente di Disegno e Storia dell’Arte, è attiva sulla scena artistica nazionale e internazionale dagli anni ottanta. Si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida dei seguenti maestri: Mimmo Jodice , Carlo Alfano, Armando De Stefano e Renato Barisani.Dagli anni ’80 a oggi ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Sue opere sono inserite in Musei e collezioni internazionali. Testi e recensioni sulla sua arte sono stati pubblicati in libri, riviste e cataloghi d’arte. L’arte di Pina Della Rossa si divide in due momenti unici: la compositività lirica e l’aspetto informale. Le opere dell’artista,per alcuni aspetti, sono sulle tracce di Anselm Kiefer e delle sue forme naturali, che creano un affresco onirico capace di suggerire visioni. Nel contempo vi è l’esplorazione tattile dei sacchi di Burriattraverso la ruvidità del cemento e della ruggine che comunicano la stessa sensazione dinamica e plastica. Pina Della Rossa evidenzia una profonda riflessione metaforica sul rapporto di Identità e Corpo, Materia e Memoria. Guardando le sue opere ci accorgiamo che fanno parte di un unico linguaggio e che si presentano quindi al nostro sguardo come un vero e proprio ciclo tematico, anche stilisticamente coerente. I cicli tematici, si intersecano in una reciproca contaminazione che investe non solo gli aspetti formali, ma gli stessi contenuti. O che si squadernano ai nostri occhi come una serie di capitoli di un unico ampio, articolato racconto. Ogni suo lavoro è uno spunto narrativo. Oppure variazioni sullo stesso reiterato, ammaliante tema musicale. E subito pensiamo al conscio, all’inconscio, alle nostre piccole nevrosi quotidiane o alle grandi psicosi del nostro tempo. Ma agli antichi greci, che nel coniare questa parola,‘psiche’ intendevano ‘anima’, nel senso specifico di ‘soffio vitale’. La sua è un’indagine interiore, appassionata ed intensa, che parte dal reale per giungere inevitabilmente a una dimensione dell’anima, visionaria e silenziosa, in uno spazio che diviene infinito, metatemporale. Ed ecco che allora dobbiamo, possiamo intendere diversamente questo percorso artistico e personale di Pina Della Rossa che narra della sua anima. Un’ anima con la “A” maiuscola. Anima mundi. L’anima del mondo, che diviene lo specchio invisibile dell’anima per una realtà visibile che man mano invade spazi vuoti diventando corpo, colore e luce. Ci troviamo di fronte ad opere caratterizzate da una forte personalità dove all’intensità cromatica fa riscontro una stesura di segni carichi di significati catartici. Altro aspetto della sua arte è quello di inglobare accenti lirici con la rubricazione di un intimo diario, che diviene un simbolo di speranza, verso nuovi orizzonti che la vita a volte ci prospetta. Nella sua ispirazione  poetica, l’artista ci trasporta in una dimensione capace di mettere a nudo il proprio io, pervenendo ad un linguaggio universale. Osservando le opere di Pina Della Rossa si entra in una dimensione inquieta come se il mondo, quello reale, avesse già da tempo accanto, un alter ego parallelo, infinito e riconoscibile. Miriadi di forme trovano la loro origine nelle ‘Memorie ferite’ di un lontano vissuto fra ‘Sogni infranti’ e ‘Segreti abissi’ di una dimensione ormai perduta. Nella memoria di Pina Della Rossa vi sono immagini inquiete ovvero volti, corpi, scenari, fotogrammi che galleggiano in una luce che cambia, a tratti morbida,tenue, soffusa, a tratti abbacinante e tagliente. La memoria è il flusso, la corrente che le trasporta, le sparpaglia, le accosta, le mischia, le sovrappone, le allontana, le deforma: scompone ricompone i contesti in cui le immagini stesse trovano nuove combinazioni, nuova luce, nuovi colori, nuovi significati. La realtà per Pina Della Rossa non è certo il campo visivo del dato retinico, ma quello della sua elaborazione mentale che si manifesta principalmente attraverso segni e colori significativi testimoni di una consapevolezza artistica, solo apparentemente casuale e veloce, in realtà piena di grande equilibrio compositivo, pur sempre votata ad una libertaria esigenza esplorativa. Quanto alle radici di questa spinta che interagisce con pulsioni emotive ricche di slanci, esse andrebbero rintracciate, oltre che nel lessico informale, tanto incentrato sulle valenze della triade segno-gestualità-materia, anche nell’importante e complessa esperienza dell’artista nel campo della calcografia e mi riferisco soprattutto a quell’arte paziente, sapiente e complessa dell’incisione dove il segno è un atto costitutivo di precisione e di possibilità espressiva. Ogni opera di Della Rossa vale dunque come affermazione di un personale bilanciamento tra l’organicità grafica e compositiva, espressa dall’atto creativo, e la sua natura di intensa partecipazione alla vita. Così la sua arte, affrancata dall’impegno esistenziale, fa esplodere tutta l’incidenza del dato personale colto nel suo compiersi, facendo parte del suo pensiero più profondo che tende immedesimarsi con il presente. La sua arte è un trionfo di materia e identità che conduce a continue metamorfosi, traiettorie vitali e dinamiche che si concretizza in ciò che per Pina Della Rossa costituisce il punto cardine del proprio impegno: esprimere attraverso la fotografia, video, pittura ed installazioni, tutta l’energia del visibile e dell’invisibile,  codificandola in “fatto concreto”, condizione autentica e palpitante, utilizzando materiali diversi, come carta museale, dibond, vetro, lamiere, alluminio e pittura industriale. Pina Della Rossa è un artista dove la ricerca, la progettualità, la sperimentazione ed una tecnica rigorosa e liberamente espressiva,  sono alla base del suo lavoro, la sua arte ha un linguaggio intimista,che però non è fuori dai nostri occhi ma dentro di noi, in tal senso la sua esperienza è anche indagine sulle possibilità esplorative offerte dal suo fare , che è un viaggio umano che nelle trame grafiche e nelle pulsazioni cromatiche, nelle zone di ombra e di luce, lascia libera la sua impronta di esistenza in atto, intima e vibrante, pronta ad immergersi nella profondità del proprio essere, per poi riemergere e appuntarsi in un bagliore o scomparire di nuovo. E questo è un gioco che non è gioco, perché non è artificio, ma orientamento artistico volto alla continua sperimentazione, poesia visiva, di vitalistica e febbrile inventiva, in cui il rapporto con la realtà torna a farsi espressione autentica di una situazione umana colta nel suo concreto manifestarsi. Il lungo cammino evocativo dell’artista supera le rarefatte sequenze di una nebulosa mimesi per entrare trionfalmente in quello stadio informale che vive tra un concettualismo colto e quella sfera irrazionale dell’idea, tesa alla ricerca di un altrove indefinito. Pina Della Rossa attua graficamente una ‘Purificazione’ della composizione reinterpretata come interconnessione tra il mondo fisico ed il mondo surreale. Silenti sogni, appena sussurrati, ascoltano il tempo, scandito da logiche armonie dinamiche e vibratili sequenze esecutive sospese tra un equilibrio ideativo e un’arcana, primitiva essenza. Un inedito progetto cosmico supera le fluidità del tratto, si espande nelle profondità inconsce delle campiture generando una ricercata simultaneità di istanti amplificati da realtà sottese. Arcaici segnali connotano plastiche strutturazioni geometriche, di forme elementari e inquiete, sospese in un’apparente immobilità. Suggestioni ottico-cinetiche delle texture amplificano la loro presenza trasmutandosi in dilatazioni tonali nella dimensione meta cognitiva al di fuori del visibile. L’indomito sentire dell’artista rifugge dal mondo stereotipato delle consuetudini interpretative per addentrarsi nella sfera più autentica del sensibile sentire. Una catarsi ancestrale trasforma il substrato cromatico in un fluido vitale che attua una trasformazione tonale del contesto compositivo. Nelle sue opere la realtà oggettiva abbandona l’idea iniziale per intraprendere un nuovo percorso, un viaggio nei meandri più nascosti e irraggiungibili delle tensioni essenziali della visione concettuale. Al di là di qualsiasi intervento emotivo, l’arte di Della Rossa vive in una dimensione raffinata e sottesa tra indefiniti dinamismi e sublimazioni vario centriche che parlano di sequenziali eventi, viaggi realmente intrapresi, frame di immagini cancellate e poi recuperate in una enigmatica stratificazione bidimensionale. Rigorose razionalità modulari definiscono l’impianto compositivo, costruito tramite alternanze tonali, agili tracce segniche, fasce, lacerti che si susseguono ad intervalli regolari creando intermittenze, pause, ritmicità inarrestabili. Forme pensate e sofferte si trasfigurano nei colori forti e cangianti della personale scala cromatica, razionali ed essenziali nelle tonalità percettive, affascinanti nei rapporti spazio temporali della materia. Una straripante energia accende le forme, rivitalizzandole nella iper dinamicità del visibile, dalla quale affiorano miti ed eroi sensitivi di straordinaria bellezza interpretativa. Un bivio irrevocabile,che ci mette a confronto attraverso la sua spiritualità un mondo nuovo dove le immagini diventano tutt’uno con il fruitore, dove le forme ritmiche e lineari di Pina Della Rossa fluttuano sottese nello spazio, si svelano velocissime oltre la porta delle stelle, tra riverberi avvolgenti e ritmiche sospensioni di un tempo indefinito ai confini percettibili dell’essere.

Foto dell’Allestimento della mostra credit © Pina Della Rossa

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