Orchestrali e cantanti hanno intonato le arie più celebri dell’operistica e i giovani danzatori, “che dopo 36 mesi di contratto subiscono il licenziamento di fatto perché la legge ne vieta la riconferma, hanno scandito a passo di danza l’ingiustizia che subiscono”. Hanno protestato così, oggi a Roma in piazza Santi Apostoli, lavoratrici e lavoratori delle Fondazioni lirico-sinfoniche per chiede al Governo e all’Anfols (l’Associazione nazionale delle Fondazioni lirico-sinfoniche) di far fronte con risorse certe alle richieste di aumenti salariali per il contratto nazionale scaduto. In piazza, informa la Slc-Cgil (che ha promosso l’iniziativa con Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials-Cisal), si sono radunate delegazioni di tutti in teatri lirici d’Italia: dalla Fenice di Venezia al Maggio Fiorentino, dal Massimo di Palermo al Petruzzelli di Bari al teatro dell’Opera di Roma, per continuare con gli altri. E proprio nei teatri ora si sposterà la protesta: è stato dichiarato lo stato di agitazione anche nei Teatri en apertura degli spettacoli il pubblico sarà informato “delle condizioni in cui versano lavoratrici e lavoratori, condizioni che peggiorano a causa del progressivo disinvestimento nel settore che non solo impedisce il rinnovo dei contratti, ma porta un inesorabile impoverimento dell’offerta culturale italiana”.
In ballo ci sono anche le richieste di intervenire sulla classificazione delle professioni, di garantire la copertura delle piante organiche con l’assorbimento del precariato, di strutturare corpi di ballo stabili. “Centrale è poi la necessità di fare chiarezza normativa sulle Fondazioni lirico-sinfoniche che oggi sono un ibrido tra pubblico e privato con conseguenze che non ne consentono una gestione chiara e coerente”. Sabina di Marco, segretaria nazionale Slc e responsabile delle Produzioni culturali, evidenzia in una nota che, “dopo 20 anni di mancati rinnovi, e con l’aumento del costo della vita che tutti conosciamo, il passato contratto ha registrato un aumento solo del 4% e per il successivo si prospetta un incremento del 6%, insufficiente e senza peraltro garanzie sullo stanziamento delle risorse da parte del governo. Musicisti, artisti, danzatori, maestranze, amministrativi sono in stato di agitazione già da settimane e non escludono lo sciopero se non otterranno risorse”. La protesta si va estendendo anche ad “altri importanti settori della produzione culturale. Nel settore dello spettacolo dal vivo la mobilitazione sta crescendo” mentre “il governo- conclude la sindacalista- si occupa solo di minutaglie, di nomine e propaganda senza intervenire in maniera decorosa e chiara con riforme necessarie al settore e senza dare centralità al lavoro, vero motore per la sua sopravvivenza”.
Mattia Cecchini



