Il comunicato con il quale la Corte Costituzionale anticipa la decisione, a seguito dell’udienza dell’11 marzo scorso, di dichiarare parzialmente infondate e inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Torino contro contro il decreto legge 36 del 2025 (convertita nel maggio dello stesso anno nella cosiddetta “legge della vergogna”) non deve costituire una pietra tombale sulle legittime aspirazioni di milioni di italiani all’estero al loro diritto di cittadinanza.
Ciò, in primo luogo, perché occorre conoscere le motivazioni integrali di tale decisione, che saranno pubblicate nelle prossime settimane; sarà importante capire se tale rigetto è relativo al caso specifico sollevato dal Tribunale o all’impianto complessivo della legge. In secondo luogo vale ricordare che nei prossimi mesi sono attese altre decisioni della Corte di Cassazione e della stessa Corte Costituzionale sullo stesso tema, che ovviamente potrebbero confermare ma anche modificare il parere anticipato dal comunicato della Corte diramato all’indomani dell’udienza Va infine ricordato a tutti coloro che con interesse e apprensione seguono questa delicata questione che come noi del Partito Democratico avevamo denunciato nel corso del dibattito sulla conversione del “decreto Tajani”, questo attacco deliberato e scomposto al diritto e prima ancora alla dignità degli italiani nel mondo nasce da un’avversione profonda e politicamente dichiarata contro il mondo dell’emigrazione e delle migrazioni in generale; in commissione e nelle aule parlamentari di Camera e Senato abbiamo condotto in solitaria una lotta durissima contro la narrazione del governo che stava alla base di questa norma inopportuna per il metodo e sbagliata nel contenuto. Insieme ai miei colleghi eletti all’estero nelle file del PD continuerò a condurre questa battaglia nel nome della gloriosa storia della nostra emigrazione e del sacrificio di milioni di emigrati che ancora oggi fanno onore al Paese rendendolo grande e rispettato nel mondo.


