Codici ‘invisibili’ da applicare su merci e prodotti per garantire la tracciabilità e rafforzare il circuito del riciclo delle plastiche. È questo il cuore del progetto ‘Eliset’, finanziato con 2,6 milioni di euro dal programma europeo Eic Transition e portato avanti dall’Alma Mater di Bologna. La soluzione sviluppata dai ricercatori si basa su nanocristalli di silicio luminescenti: sono invisibili a occhio nudo, e non alterano l’aspetto dei prodotti, ma consentono un’identificazione rapida e affidabile tramite sistemi ottici dedicati. Oltre al ‘colore’ di emissione, la tecnologia sfrutta anche il tempo di decadimento della luminescenza: una firma temporale che rende la codifica più efficace sia per la tracciabilità sia per l’anticontraffazione.
Il progetto ‘Eliset’ “si colloca in un momento cruciale per l’Europa- spiega Paola Ceroni, docente del dipartimento di Chimica ‘Giacomo Ciamician’ dell’Alma Mater- la filiera del riciclo delle plastiche sta affrontando una fase complessa, tra pressioni economiche, richieste di qualità e quantità sempre più elevate e necessità di rendere il riciclo davvero competitivo. In questo contesto, la disponibilità di flussi di materiali più facilmente identificabili e più puri diventa un elemento decisivo: è la condizione per aumentare il valore del riciclato e rafforzare la sostenibilità industriale del settore”.
Con questa nuova tecnologia, dunque, si vuole “integrare la tracciabilità nei materiali e di collegarla a sistemi digitali per la gestione delle filiere– prosegue Ceroni- con ‘Eliset’ vogliamo dimostrare che risultati di ricerca avanzata possono tradursi in soluzioni concrete e tempestive per affrontare alcune delle sfide più urgenti della transizione ecologica: dalla qualità del riciclo alla trasparenza delle catene del valore, fino alla tutela dei prodotti e dei materiali”. Il progetto rappresenta una nuova tappa di un percorso di ricerca e trasferimento tecnologico iniziato oltre 10 anni fa all’Università di Bologna e proseguito con la nascita dello spin-off ‘Sinbiosys’.
Andrea Sangermano



