Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano e noto avvocato penalista, ha annunciato il suo voto favorevole al referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, previsto il 22 e il 23 marzo 2026. Due sole parole, affidate al Giornale: “Voto sì”. Nato a Milano nel 1949, Pisapia è figlio del giurista Giandomenico Pisapia, tra i promotori della riforma del processo penale negli anni Ottanta. È stato sindaco di Milano dal 2011 al 2016 e ha rappresentato l’area progressista del centrosinistra. Nonostante questa appartenenza politica, le sue opinioni sul referendum lo hanno messo in contrasto con parte del suo stesso elettorato e con alcune figure della sinistra.
Beppe Sala rimane di stucco
La posizione di Pisapia, che i giornali schierati per il No stanno accuratamente ignorando, ha colto di sorpresa anche Beppe Sala. “Non ne ho mai parlato con lui, non so, ma rispetto chi voterà sì – ha detto il sindaco di Milano – Non dev’essere una questione ideologica, ma di opinione”. Secondo Sala, “c’è qualcuno a sinistra, come il mio amico Mazzali, che si è espresso liberamente. Io voterò No e parteciperò con Elly Schlein la settimana prossima a un evento a Milano”. Secondo il sindaco, quella di Meloni sarebbe una “prova di forza”. Eppure la riforma non è stata approvata in dieci giorni: secondo quanto richiede Costituzione, l’iter ha affrontato due giri di valzer per sia alla Camera che al Senato, con tanto di discussioni, voti e dibattiti. Ora tocca agli elettori decidere se confermare le modifiche alla Carta o respingerle. Schlein e mezzo Pd voteranno No. L’altra metà, quella riformista, si è già schierata per il Sì. E ora anche Giuliano Pisapia si aggiunge al lungo elenco di esponenti della sinistra che non sono riusciti a buttare nel water le dichiarazioni fatte in questi anni che, di fatto, andavano proprio nella direzione della riforma voluta da Nordio.
La premier Meloni e il sostegno al Sì
Giorgia Meloni ieri ha partecipare a un evento organizzato da Fratelli d’Italia al Teatro Parenti, dove ha ribadito il suo appoggio al Sì. Durante l’evento, la premier ha cercato di rassicurare i cittadini, affermando che nessuna parte della riforma cerca di “liberarsi dei giudici” o minare l’autonomia della magistratura. Il suo intervento ha comunque acceso dibattiti, ricevendo forti critiche da alcuni esponenti della sinistra e dai partecipanti alle contestazioni fuori dal teatro. Nonostante l’appoggio di alcune personalità di spicco al referendum, Meloni ha dichiarato che, in caso di vittoria del No, proseguirà comunque la sua attività di governo, sostenendo che un risultato negativo non rappresenterebbe un ostacolo alla sua stabilità politica.
Divisioni e polemiche nella sinistra
La posizione favorevole di Pisapia al Sì ha generato malcontento tra molti esponenti della sinistra, soprattutto nell’area che storicamente si oppone a ogni riforma percepita come favorevole al controllo politico sulla magistratura. Il sindacato dei magistrati ANM e parte del Partito Democratico temono che un’eventuale separazione delle carriere possa indebolire l’autonomia della magistratura, minando uno dei principi fondamentali del sistema giudiziario italiano. Uno spauracchio senza alcun fondamento logico e giuridico, e tanti lo sanno. Compreso Pisapia.
Franco Lodige



