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E se in Medio Oriente stesse nascendo un Mondo nuovo?

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
13 de marzo de 2026
in Editorial
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E se in Medio Oriente stesse nascendo un Mondo nuovo?
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Talvolta, l’emergenza o la paura non consentono di vedere il mondo allo specchio. E’ forse quello che sta accadendo in Medio Oriente dove politologi ed esperti internazionali, tengono a guardare agli effetti immediati e non alle prospettive. Certo. Gli effetti immediati sono rappresentati da una crisi energetica che, tuttavia, incombe prima che su ogni altro Paese, sulla Cina, dipendente per circa il 30% del suo fabbisogno di petrolio e gas dalla produzione dei Paesi del Golfo Persico. Certo, indubbio e purtroppo difficilmente mitigabile, è il rischio terrorismo che oggi incombe su obiettivi emblematici e che, grazie alle immense risorse, che Ayatollah e company hanno accumulato all’estero, potrà trovare facili fonti di finanziamento. Ma raramente capita di leggere un interrogativo di medio e, in prospettiva di lungo periodo. Non è che in Medio Oriente e con una presenza che diventerà determinante, stia nascendo un mondo nuovo? Ambientato nell’anno di Ford 632, corrispondente all’anno 2540 della nostra era, il romanzo il Mondo Nuovo di Aldous Huxley descrive una società il cui motto è “Comunità, Identità, Stabilità” e in cui la tecnologia ha la meglio e nel quale alla fine il protagonista rivendica il diritto alle vecchiaie e ad essere uomo. Il Medio Oriente, il Mondo Nuovo è un puzzle ben più complesso, oggi basato su ipotesi, ma anche su un sentiment che sembra scaturire da tutte le dichiarazioni dei player che si incrociano su uno scenario oggi di guerra. Ad accelerare i tempi di questo mondo nuovo è stata e forse passerà alla storia per questo la scelta del regime teocratico di colpire i Paesi islamici nel Golfo, non solo ponendo l’Islam Sciita e imperialista in diretto contrasto con l’Islam Sunnita, ma implicitamente nascondendo nelle testate dei suoi missili la voglia di annientare sul nascere qualsiasi avvicinamento di civiltà, inclusa quella pur tiepida modernizzazione anche sociale che ogni giorno sembra improntare anche le decisioni della monarchia Saudita, forse non pronta a condividere stili di vita ma lentamente e inesorabilmente attratta da diritti e modi pensare della cultura occidentale. So che farà terribilmente infuriare i detrattori di Trump, affermare che il processo innescato nel corso del suo primo mandato alla Casa Bianca con l’invenzione degli Accordi di Abramo sta registrando con la guerra e con l’immensa debolezza della teocrazia iraniana un’accelerazione ormai irreversibile verso una realizzazione compiuta. E proprio all’interno di uno scenario offuscato dai fumi delle esplosioni, dalle urla dei feriti (non è forse accaduto lo stesso a Dreda o a Colonia nel 1945?) si stanno profilando i confini di un mondo nuovo. O meglio di un Continente nuovo, un continente mediorientale che, se effettivamente il pericolo iraniano sarà azzerato, potrà realizzare ciò che l’Europa non è riuscita a fare. Non un sistema di regole e di burocrazia, ma una somma di sovranità in grado di sfruttare e di crescere sulla condivisione di valori comuni; banalmente quello della famiglia che accomuna Israele e i Paesi arabi, del figli come proiezione verso il futuro, per arrivare a fattori più pratici e forse comprensibili anche per chi sempre e comunque dalla parte del no. Un Continente nuovo in grado di mettere a fattore comune l’enorme e globale skill della finanza ebraica con la finanza figlia dei petrodollari; un Continente in grado di controllare le grandi risorse energetiche ma al tempo stesso capace di investire con successo, come già accade in Israele, sull’high tech e su un nuovo modo di fare impresa che non potrà non attirare investitori. Un Mondo nuovo che paradossalmente potrebbe fermare quella “deriva dei continenti” quella che legge nel futuro solo un confronto-scontro fra le attuali grandi potenze; perché lì, in Medio Oriente fra il Mediterraneo e il Golfo Persico, figlia della capacità di trasformare in orti e frutta le sabbie dei deserti potrebbe nascere da un passato di violenza e di guerra, di odio e contrapposizioni religiose, un’intellighenzia nuova e al tempo stesso antica, figlia di profeti comuni e di una storia che non era e non può essere quella dei tagliagole o dei Pasdaran. Perché avere antenati come Abramo, Mosè, ma anche Ciro il Grande o Alessandro, o Ramses, qualcosa deve pur contare.

N.P.

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