Nel pieno delle tensioni militari in Medio Oriente, centinaia di navi mercantili stanno affrontando un problema tanto invisibile quanto pericoloso: la perdita del segnale Gps. Secondo diversi analisti del settore marittimo, dall’inizio dell’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran circa mille imbarcazioni tra petroliere e cargo nel Golfo Persico e nel Golfo dell’Oman hanno avuto difficoltà a determinare la propria posizione.
Il paradosso tecnologico: smartphone più avanzati delle petroliere
Il problema nasce in gran parte dalla tecnologia obsoleta utilizzata a bordo. Mentre gli smartphone moderni ricevono segnali da più costellazioni (Galileo, GLONASS, BeiDou), molte navi commerciali si affidano ancora al solo segnale Gps civile L1 C/A, uno standard introdotto negli anni Novanta. Secondo Todd Humphreys, professore dell’Università del Texas, questi sistemi non sono progettati per passare a reti alternative in caso di interferenze. Se il segnale viene disturbato, la navigazione perde rapidamente affidabilità, una vulnerabilità che accomuna il settore marittimo a quello dell’aviazione commerciale.
Jamming e Spoofing: come si «inganna» una nave da carico
Esistono due minacce principali. Il Jamming è un disturbo brutale: un trasmettitore radio crea un «rumore» che copre il segnale satellitare. Più insidioso è lo Spoofing, dove il sistema viene ingannato con coordinate falsificate. In questi casi, le navi appaiono improvvisamente sulla terraferma o in posizioni impossibili sulle mappe AIS (Automatic Identification System), complicando la sicurezza nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più critici al mondo.
Non solo mappe: il rischio per radar e sincronizzazione
Oggi il Gps non serve solo per orientarsi. I segnali vengono impiegati per sincronizzare gli orologi di bordo e alimentare i sistemi radar. Senza questa «bussola digitale», gli equipaggi sono costretti a tornare a metodi tradizionali: carte nautiche cartacee e punti di riferimento visivi, a scapito della velocità e della sicurezza.
Difesa militare e droni: l’effetto collaterale sulle rotte civili
Le interferenze sono spesso uno strumento di difesa. Alcuni Paesi del Golfo attivano sistemi di disturbo per neutralizzare droni guidati via satellite (come gli Shahed iraniani). Il prezzo da pagare è l’oscuramento del Gps per tutto il traffico civile. Strategie simili sono state adottate anche da Israele nel corso del 2024 per proteggersi da attacchi missilistici. Mentre startup e aziende studiano alternative basate sul campo magnetico terrestre o sulla navigazione inerziale, la flotta globale resta dipendente dai satelliti. E quando il segnale scompare, anche le navi più imponenti si ritrovano a navigare come se fossero tornate indietro di decenni.
Luigi Bignami



