Per le foreste alle quali stiamo affidando il difficile compito di mitigare la crisi climatica si prepara un futuro con maggiori eventi distruttivi. Saperlo conviene, non per esercizio di pessimismo ma per essere preparati: incendi, infestazioni di insetti e tempeste resi più frequenti dai cambiamenti climatici rischiano di mandare in fumo la polizza salvavita a base di fusti e foglie su cui tanto contiamo, per assorbire le nostre emissioni dannose. Una ricerca firmata da una quarantina di ricercatori europei e pubblicata su Science prevede che le perturbazioni alle foreste legate al clima aumenteranno nel prossimo secolo. Cambiando aspetto e composizione dei paesaggi forestali che conosciamo. Quando si parla di disastri forestali in molti abbiamo ancora negli occhi le immagini dei milioni di alberi abbattuti dal passaggio della tempesta Vaia, che a fine ottobre 2018 stravolse le foreste dell’Italia nord-orientale. Guardando al futuro è però difficile prevedere quanta parte delle foreste potrebbe essere interessata da perturbazioni come questa o di altra natura, e come questi habitat reagirebbero: le foreste sono infatti ecosistemi caratterizzati da interazioni e interscambi complessi. Gli autori dello studio sono partiti dalle immagini ad alta risoluzione di 187 milioni di ettari di foreste europee catturati dai satelliti del programma Landsat per sviluppare un modello basato sul deep learning che integri sviluppo delle foreste, cambiamenti climatici e disturbi da essi favoriti. L’obiettivo era calcolare i tassi di disturbo forestale e la mortalità degli alberi delle foreste europee previsti per il secolo in corso. I risultati descrivono foreste sempre più soggette a eventi di disturbo, che aumenteranno in numero nei prossimi decenni rispetto a quelli osservati nel periodo tra 1986 e 2020 in tutti gli scenari climatici. Negli scenari di cambiamento climatico inarrestabile, le perturbazioni hanno raggiunto livelli senza precedenti nella seconda metà del secolo, e le simulazioni hanno previsto un’area forestale soggetta a disturbi più che raddoppiata entro fine secolo (+122%). Negli scenari che prevedevano un’effettiva riduzione delle emissioni di gas serra, il picco delle perturbazioni è stato invece raggiunto entro la metà del secolo. Gli incendi sono risultati gli eventi più sensibili all’influenza dei cambiamenti climatici e quelli responsabili della quota maggiore di mortalità delle piante, specialmente nelle aree aride mediterranee, ma anche alle latitudini medie e alte dove gli incendi sono stati storicamente meno frequenti. Le infestazioni di Scolitidi, piccoli coleotteri che si nutrono di legno, sono risultate un altro importante elemento di disturbo, soprattutto nelle foreste delle regioni temperate dell’Europa centrale, dove il clima caldo secco oggi più frequente lascia gli alberi vulnerabili agli attacchi e favorisce il ciclo vitale di questi insetti. Schianti degli alberi e infestazioni vanno a braccetto: anche dopo la tempesta Vaia, che aveva lasciato a terra milioni di abeti rossi, l’invasione di un piccolo coleottero, il bostrico tipografo dell’abete rosso (Ips typographus) aveva rappresentato una seconda emergenza. Proprio per l’ampia disponibilità di alberi a fine vita, il bostrico, un animale endemico nelle foreste, aveva avuto le condizioni ideali per organizzare un’infestazione epidemica, pasteggiando dei tronchi rimasti a terra e finendo per attaccare anche gli alberi sani. Secondo gli autori, in virtù di questi disturbi forestali, la quota di foreste giovani in Europa aumenterà fino al 14% mentre quella di foreste vecchie (le più utili per il sequestro di carbonio) diminuirà fino al 3% rispetto agli scenari non intaccati dai cambiamenti climatici.
Elisabetta Intini



