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Anche i premi Nobel prendono cantonate

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
24 de febrero de 2026
in Editorial
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Anche i premi Nobel prendono cantonate
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La chiamano «Nobel disease» (ovvero “la sindrome del Nobel”). Esistono diversi esempi di personaggi insigniti del prestigioso premio Nobel che si sono sentiti in dovere di esprimersi anche su ambiti che esulano dalle loro competenze sostenendo tesi abbastanza strampalate. Gli scienziati sono abituati a interrogare la Natura, non le persone: ma la prima non cerca mai di ingannare, le seconde invece spesso sì. Dietro tale “patologia” c’è un fenomeno noto come “effetto Dunning-Kruger” che prende nome dagli psicologi Justin Kruger e David Dunning che pubblicarono sul «Journal of Personality and Social Psychology» uno studio intitolato “Unskilled and unaware of it: How difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments” (più o meno traducibile così: “Incompetenti e inconsapevoli: come le difficoltà nel riconoscere la propria incompetenza portano ad autovalutazioni gonfiate”). In sostanza l’effetto porta le persone esperte in una determinata branca di una materia a ritenersi competenti anche in tutte le altre. Per paradosso si comportano come gli incompetenti che in un argomento tendono alla supponenza. Ad esempio, i coniugi Curie (Nobel per la fisica, 1903, e per la chimica, 1911) decantarono apertamente le potenzialità della medium Eusapia Palladino; Linus Pauling (Nobel per la chimica, 1954 e per la Pace, 1962) sostenne tesi che mettevano in relazione le proprietà della vitamina C con la cura dei tumori; James Watson (Nobel per la medicina, 1962) che scoprì la struttura del DNA ha sostenuto che i neri sono intellettualmente inferiori ai bianchi per ragioni genetiche. O ancora Brian Josephson (Nobel per la fisica, 19739) che ha sostenuto la tesi dell’“Intelligent design” (una versione pseudo-scientifica del creazionismo) ha creduto anche nei fenomeni paranormali; Kary Mullis (Nobel per la chimica, 1993) negò un collegamento tra Hiv e Aids; William Shockley (Nobel per la fisica, 1975) fu un sostenitore dell’eugenetica; Niko Tinbergen (Nobel per la medicina 1973) sostenne la “holding therapy” per curare l’autismo, che consiste nel tenere il bambino stretto con la forza finché non smette di fare resistenza e guarda il genitore negli occhi, stabilendo un contatto necessario al normale sviluppo. Per non dimenticare Luc Montagnier (Nobel per la medicina, 2008) ha sostenuto tesi sulla memoria dell’acqua che si legano all’omeopatia e che l’Hiv (che lui stesso scoprì) potrebbe essere sconfitto con l’alimentazione e l’uso di integratori. Ed ora – last but not least– è arrivato anche il nostrano prof. Giorgio Parisi, Nobel per la Fisica nel 2021, che si è speso per far votare NO al prossimo referendum paragonando un sorteggio anche per l’attribuzione del premio Nobel. Ovviamente sono molti gli “incompetenti e inconsapevoli” afflitti da tale sindrome come abbiamo visto sui social: molti attori, cantanti, showgirl e comici hanno deciso di spiegarci perché votare NO, incuranti del parere di numerosi giuristi e vari presidenti emeriti del CSM che dati alla mano ci spiegano perché sono a favore del SÌ. Senza però scomodare l’effetto Dunning—Kruger ricordiamo che già i nostri saggi avi latini ammonivano il calzolaio a non andare oltre la suola: «Sutor, ne ultra crepidam».

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