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Dai ghiacci della Transilvania: un batterio resistente a 10 antibiotici moderni

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
23 de febrero de 2026
in Ciencia
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Dai ghiacci della Transilvania: un batterio resistente a 10 antibiotici moderni
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Un batterio recuperato da un strato di ghiaccio vecchio 5.000 anni all’interno della grotta di Scarisoara, in Romania, è resistente a una decina di antibiotici moderni e reca un centinaio di geni che gli conferiscono un’aumentata resistenza ai composti antimicrobici. Il ceppo batterico, descritto in uno studio su Frontiers in Microbiology, è di particolare interesse perché ha affinato questi strumenti genetici in un ambiente isolato, lontano da contaminazioni di tipo industriale, senza essere entrato a contatto con antibiotici moderni.  Tuttavia, il batterio mostra di avere, nel suo DNA, anche geni capaci di ostacolare la crescita di batteri, funghi e virus. Questa duplice natura lo rende allo stesso tempo una potenziale minaccia, nel caso venisse mal gestito o se fosse liberato dai ghiacci, e una potenziale risorsa per affrontare il problema dell’antibiotico-resistenza.

Cinquemila anni di sonno

Il batterio in questione è un ceppo del genere Psychrobacter (che può causare infezioni negli animali e nell’uomo) chiamato Psychrobacter SC65A.3: è un batterio abituato alle temperature rigide ed è stato isolato in una carota di ghiaccio lunga 25 metri, corrispondente a un periodo di 13.000 anni, estratta dalla grotta di Scarisoara e poi mantenuta in condizioni sterili per evitare contaminazioni. Il batterio si trovava in uno strato di acqua ghiacciata deposto circa 5000 anni fa; il suo genoma è stato sequenziato per individuare eventuali geni coinvolti nell’antibiotico-resistenza e il microrganismo è stato messo in contatto con 28 antibiotici di 10 classi diverse, usati per trattare infezioni batteriche. Il batterio è risultato resistente a 10 antibiotici usati per trattare varie condizioni, dalle infezioni alle vie urinarie alla colite, alla tubercolosi. Tra questi c’erano anche la vancomicina, tra l’altro utilizzata per trattare le gravi infezioni da Clostridioides difficile, un altro batterio resistente agli antibiotici, e la ciprofloxacina, usata contro le infezioni respiratorie, urinarie, gastrointestinali, cutanee.

Pericolo o risorsa?

La scoperta suggerisce che ceppi batterici capaci di sopravvivere in ambienti freddi possano funzionare da riserve dei geni della resistenza antibiotica: in questo senso, se la fusione dei ghiacci dovesse liberarli, questi batteri potrebbero aggravare il problema dell’antibiotico-resistenza. Allo stesso tempo, nel genoma del ceppo di Psychrobacter ritrovato nei ghiacci, sono stati anche trovati quasi 600 geni con funzioni sconosciute, e 11 geni potenzialmente in grado di ostacolare la crescita di altri microrganismi, batterici e non solo. Questo aspetto potrebbe al contrario costituire una risorsa: gli enzimi e i composti antimicrobici prodotti dal ceppo in questione potrebbero ispirare nuovi antibiotici.

Elisabetta Intini

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