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La verità sul Board of Peace per Gaza

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
18 de febrero de 2026
in Mundo
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La verità sul Board of Peace per Gaza
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In questi giorni è ripresa la discussione sul ruolo che l’Italia dovrebbe o non dovrebbe avere nel Board of Peace per Gaza. Ascolto sovente amici e parenti che ne parlano, ma riscontro una certa confusione di idee, alimentata anche dalle contrapposizioni ideologiche, e i media quasi mai aiutano a comprendere l’argomento. Ho pertanto deciso di condurre una piccola ricerca per cercare di dissipare alcune leggende metropolitane e fornire un piccolo contributo alla conoscenza dell’argomento.

Che cos’è il Board of Peace?

Il Board of Peace è un ente internazionale proposto nel 2025-2026 per supervisionare la fine del conflitto a Gaza, gestire i finanziamenti per la ricostruzione e promuovere soluzioni pragmatiche.

Che legittimità internazionale ha?

Il Board of Peace è stato approvato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2803 (2025) del 17 novembre 2025 (con 13 voti a favore, 0 contrari e 2 astensioni: Russia e Cina). Quindi, nessun voto contrario. La risoluzione è stata proposta dagli USA e sostenuta esplicitamente come «piano Trump». È la risoluzione più rilevante e discussa del 2025 su Gaza e sul conflitto israelo-palestinese. Il testo della risoluzione attribuisce agli Stati Uniti un ruolo di guida diretta nella fase transitoria post-conflitto a Gaza, attraverso la presidenza del Board of Peace. Non si tratta di un ruolo generico o indiretto per gli USA in quanto membro permanente, ma di una presidenza esplicita e operativa assegnata al Presidente USA nell’architettura creata dalla risoluzione.

Che cosa prevede?

Nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2803 (2025), adottata il 17 novembre 2025, è esplicitamente previsto un ruolo centrale per la presidenza degli Stati Uniti. La risoluzione S/RES/2803 (2025) approva e incorpora come allegato il «Comprehensive Plan to End the Gaza Conflict» (presentato come iniziativa statunitense sotto la presidenza di Donald Trump). Ecco cosa prevede nello specifico:

  • accoglie con favore il «Comprehensive Plan to End the Gaza Conflict», presentato dal presidente USA Donald Trump (datato 29 settembre 2025), che include un piano in 20 punti per la pace, e la «Dichiarazione Trump per una Pace e Prosperità Durature» del 13 ottobre 2025;
  • approva formalmente il cessate il fuoco già raggiunto (frutto di mediazione USA, Qatar, Egitto e altri);
  • istituisce un Board of Peace (Comitato/Consiglio di Pace), un organismo di transizione presieduto dagli Stati Uniti (con Trump che ha un ruolo centrale), a cui partecipano vari Stati membri ONU. Questo Board ha ampi poteri di amministrazione transitoria a Gaza per almeno due anni (fino al 31 dicembre 2027 circa);
  • autorizza la creazione di una International Stabilization Force (Forza Internazionale di Stabilizzazione temporanea), una forza multinazionale (con probabile partecipazione di paesi a maggioranza musulmana come Indonesia, Azerbaigian e altri) per:
  • stabilizzare Gaza;
  •  supervisionare il disarmo di Hamas;
  •  garantire la sicurezza durante la ricostruzione;
  • operare sotto il comando unificato legato al Board of Peace;
  • prevede un’amministrazione transitoria di Gaza da parte del Board of Peace, inclusa la ricostruzione, lo sviluppo economico e la gestione temporanea del territorio (criticata da alcuni come una forma di «tutela internazionale»);
  • accenna a un percorso credibile verso l’autodeterminazione palestinese e una possibile soluzione a due Stati, ma solo dopo la riforma dell’Autorità Palestinese e in un contesto post-Hamas;
  •  richiede il rilascio completo degli ostaggi rimanenti da parte di Hamas e, in parallelo, la liberazione di un certo numero di prigionieri palestinesi da parte di Israele;
  • ribadisce l’impegno per massicci aiuti umanitari e la ricostruzione di Gaza.

Quali sono gli impedimenti alla partecipazione dell’Italia al Board of Peace?

La risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata il 17 novembre 2025, conferisce al Board un riconoscimento internazionale formale e una base legale derivata dal Consiglio di Sicurezza (capitolo VII della Carta ONU, in quanto autorizza misure per il mantenimento della pace).

Il Board non è un organo ONU vero e proprio (è un’entità sui generis, presieduta da Trump, con personalità giuridica internazionale riconosciuta dalla risoluzione), ma opera con l’avallo ONU per il periodo transitorio (fino al 31 dicembre 2027, rinnovabile). Il riconoscimento ONU non cambierebbe la valutazione di mancato rispetto dell’articolo 11 della Costituzione italiana, in quanto la «parità» richiesta dall’art. 11 si riferisce a condizioni di parità con gli altri Stati, seppur nell’ambito delle eventuali limitazioni di sovranità accettate. Tale parità, in realtà, non esiste neanche nell’ONU, in quanto il diritto di veto (o potere di veto) esiste solo nel Consiglio di Sicurezza ed è riservato esclusivamente ai cinque membri permanenti (spesso chiamati P5).  Questi Stati sono:
• Cina (Repubblica Popolare Cinese)
• Francia
• Russia (ereditata dall’Unione Sovietica)
• Regno Unito (o Gran Bretagna)
• Stati Uniti (d’America)

Solo uno di questi cinque paesi può bloccare (con un voto contrario) l’approvazione di qualsiasi risoluzione sostanziale del Consiglio di Sicurezza, anche se ottiene la maggioranza dei voti (almeno 9 su 15). L’astensione o l’assenza di un membro permanente non conta come veto. Nessun altro Stato membro delle Nazioni Unite ha questo diritto. I 10 membri non permanenti (eletti ogni due anni dall’Assemblea Generale) non possiedono il potere di veto. Il veto è un’anomalia storica, ma accettata come parte di un sistema multilaterale universale.Il Board, invece, è presieduto da un singolo Stato (USA/Trump), con composizione decisa unilateralmente (membri scelti dal chairman, inclusi figure come ex leader o esperti privati). Prevede una struttura gerarchica: membri «core» (USA, Israele, alleati chiave) hanno ruoli dominanti; altri Stati (come l’Italia) parteciperebbero in posizione subordinata

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