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Slalom, discesa libera, super-G: cosa succede al corpo e agli sci durante le gare di sci alpino alle Olimpiadi invernali

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
14 de febrero de 2026
in Deportes
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Slalom, discesa libera, super-G: cosa succede al corpo e agli sci durante le gare di sci alpino alle Olimpiadi invernali
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Entra in scena lo sci alpino alle Olimpiadi invernali. E a un occhio inesperto gli sciatori sembrano scendere tutti nello stesso modo: una tuta colorata che sfreccia tra i pali. In realta ogni disciplina è un mondo a sé, regolato da norme FIS (la federazione internazionale dello sci) rigidissime che bilanciano spettacolo e sicurezza. Sebbene le regole siano identiche tra uomini e donne, i tracciati olimpici di Milano Cortina 2026 vengono adattati nei dislivelli per rispettare le differenze biomeccaniche, mantenendo però invariata la logica progettuale: stessa adrenalina, stessa tecnica, diversa strategia.

Discesa Libera: l’obbligo dell’airbag a 150 km/h

La discesa libera è velocità allo stato puro. Sulle piste olimpiche, dove i tracciati sono tecnici e densi, gli atleti sfidano muri con pendenze oltre il 70% e balzi che superano i 60 metri. Questa specialità prevede una sola manche: il tempo ottenuto in quell’unica discesa (in genere si aggira tra un minuto e mezzo e due minuti e mezzo) determina la classifica finale, senza possibilità di recupero. A queste velocità (vicine ai 150 km/h), la sicurezza non è più un optional: l’airbag è obbligatorio. Integrato nella tuta, si gonfia in millisecondi durante una caduta per proteggere torace e colonna vertebrale. È la tecnologia invisibile che permette agli atleti di sfidare le leggi della fisica.

Super-G: la sfida «buona la prima» senza prove

Il Super-G è la disciplina più cruda. A differenza della discesa, qui non esistono prove cronometrate. Gli atleti studiano il pendio solo una volta, a piedi, durante la ricognizione: un vincolo che trasforma la gara in un esercizio di improvvisazione a 100 km/h, dove un solo errore di linea significa l’eliminazione. Il regolamento impone un numero di curve pari ad almeno il 7% del dislivello verticale: per esempio su un dislivello femminile di 500 metro, occorrono almeno 35 porte. Come per la discesa ogni atleta scende per una sola volta, la classifica viene determinata dal tempo impiegato a completare il percorso.

Slalom gigante: la sfida contro… il raggio di curvatura

Il gigante è la disciplina della perfezione geometrica, ma anche un vero braccio di ferro con la fisica. Gli sci hanno un raggio di curvatura minimo di 30 metri, cioè una forma che li porta naturalmente a seguire curve ampie e stabili. Lo sciatore olimpico deve fare l’opposto: forzare lo sci a chiudere traiettorie più rapide e precise, deformandolo con il corpo e la velocità. Ogni curva è una lotta contro la «natura» dell’attrezzo, vinta solo con tecnica millimetrica, potenza e controllo assoluto. Lo slalom gigante si articola su due manche, con la classifica stabilita dalla somma dei tempi. Ogni manche dura poco più di un minuto, ma la doppia discesa introduce una dimensione strategica: nella seconda manche l’ordine di partenza viene invertito per i primi trenta classificati, aumentando la pressione e premiando la capacità di adattamento alle condizioni della pista (che si rovina).

Slalom speciale: la danza dei riflessi sul ghiaccio vivo

Lo speciale è l’esatto opposto della velocità: una battaglia di nervi lunga meno di un chilometro. Tra le 55 e le 75 porte si susseguono a ritmi forsennati, con cambi di direzione ogni secondo. È l’unica specialità dove si usano i pali snodati: gli atleti li abbattono deliberatamente con le protezioni per guadagnare millesimi. Il tutto su una neve «barrata» (ghiacciata artificialmente), che garantisce la tenuta ma non perdona la minima imprecisione. Anche in questa disciplina vale la regola delle due manche.

Roberto Graziosi

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