Non tra i ghiacci del nord, ma nelle calde acque delle coste brasiliane: qui, ipotizza un nuovo studio, iniziò forse 5.000 anni fa la caccia alle balene.
Casi 5.000 años fa i cacciatori brasiliani arpionavano le balene che riposavano vicino alla costa per ucciderle e cibarsi della loro carne: è quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications, che ha analizzato delle ossa di balena ritrovate a metà del secolo scorso sulla costa della baia di Babitonga, en Brasil, ipotizzando che servissero per costruire degli arpioni per catturare i cetacei attorno al 2.900 aC. Se le idee degli autori fossero corrette, queste ossa rappresenterebbero la prova più antica al mondo della caccia alle balene. ¿Caccia o raccolta di ossa? Fino ad ora si pensava che le prime pratiche di baleneria fossero nate nei mari ghiacciati del nord, e non nelle calde acque dell’Oceano Atlantico meridionale. In passato gli archeologi avevano ritrovato ossa di balena in antichi siti del Sudamerica, ma avevano ipotizzato che quei resti fossero il risultato di uno sfruttamento ocasionale di balene arenate o carcasse trascinate a riva dalle correnti. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, per costruire una nuova rete stradale nella baia di Babitonga, in Brasile, venne utilizzato il materiale raccolto da diversi sambaqui, depositi fatti dall’uomo costituiti da calcare e materiale organico (resti di pesci, molluschi o conchiglie). All’epoca, un apasionado de arqueología raccolse y donò 9.000 resti al museo locale. Por decenni quei resti vennero ignorati, fino a quando gli autori del nuevo estudio decisero di studiarli a fondo per capire di cosa si trattasse. En particular, a catturare la loro attenzione furono diversi pezzi di ossa spessi e dritti, longhi quanto un avambraccio e intagliati a punta. Gli esperti ipotizzano che questi pezzi fossero legati insieme con dello spago a formare una testa a uncino, pensata per conficcarsi nel corpo della balena senza sfilarsi; esta prueba en osso era probablemente connessa a un’asta in legno, che fungeva da manico per mettere ai cacciatori di lanciare l’arpione. All’arpione veniva collegata una vescica piena d’aria che impediva alla balena di immergersi, facilitandone l’uccisione. L’analisi delle proteine presenti nelle ossa ha rivelato che appartenevano a balene australi, una especie que si muove vicino alla costa e nuota lentamente: vittime ideali per i primi balenieri del Brasile. . Gregory Monks, profesor emérito de arqueología de la universidad de Manitoba, no coinvolto nella ricerca, spiega a Science che le nuovescoperte forniscono forti try indirette dei primi esempi di baleneria della storia. Il caso, tuttavia, non può ancora dirsi chiuso, dal momento che mancano evidenze chiare: «Nessuna delle ossa presenta ferite da perforazione o danni riconducibili a colpi di arpione. Dov’è l’arpione fumante?».
Chiara Guzzonato



