I fatti dell’Ucraina e del Venezuela – i primi, iniziati con la protesta Arancione del 2004, ripresi nel 2014, prima, e nel 2022, poi, fino ad oggi; i secondi con avvisaglie già la scorsa estate ed evolutisi fino ai fatti di due giorni fa – sono due battaglie di una stessa guerra: quella del mondo unipolare che ha fatto da padrone per decenni (anche se con radici secolari) contro il mondo multipolare che sta emergendo e che, probabilmente, vincerà la guerra, anche se l’unica cosa che possiamo al momento dire è: staremo a vedere. Intanto, una cosa dovrebbe essere chiara: Donald Trump non ha invaso il Venezuela, come si potrebbe superficialmente valutare. Piuttosto, direi, il Venezuela è stato tradito al proprio interno. Dico il Venezuela – e non solo Nicolas Maduro – perché questi, piaccia o no, era al potere in seguito ad elezioni. Il fatto che sia stato possibile catturarlo quasi senza colpo ferire, senza che l’apparato militare del Paese muovesse un dito, dimostra solo che quello in Venezuela, più che una invasione americana, è stato un colpo di Stato interno, magari con gli americani concordato. Tant’è che l’unico arrestato è stato lo stesso Maduro e consorte. Resta da capire se sono stati i golpisti a proporre il golpe a Trump o se è stato questi a corrompere chi invece avrebbe dovuto difendere il proprio presidente e il Paese. Trump accusa Maduro di partecipazione attiva al narcotraffico, e di farlo ai danni degli americani. Anche se il sistema giudiziario americano consente questa sorta di giurisdizione extranazionale, la cosa è curiosa, visto che gli Usa sono i primi consumatori al mondo di cocaina: si potrebbe obiettare che forse farebbero bene a darsi essi stessi una regolata al proprio interno. Se non si vuole peccare d’ingenuità, bisogna tener ben presente che 1) la nostra è la civiltà del petrolio, 2) gli americani si bevono tutto il petrolio che producono, 3) il Venezuela ne ha grandi riserve: traetene le conclusioni che preferite. In ogni caso, Trump sta agendo da campione della squadra dell’unipolarismo, con la stella polare – ça va sans dire – gli Stati Uniti medesimi. È una storia vecchia di oltre due secoli: era il 1850 quando il senatore americano John P. Hale teorizzava che gli Stati Uniti d’America, «il Paese più saggio, più grande, più magnanimo che sia mai esistito e che mai esisterà», aveva il diritto di interferire negli affari delle altre nazioni, e auspicava l’istituzione di «una Corte Suprema che faccia giustizia delle nazioni della Terra colpevoli di atti atroci di despotismo». Tutto il contrario dell’assetto multipolare che vorrebbero dare al mondo Paesi come la Cina e la Russia: fino a che non minaccia altri Stati, ogni Stato è sovrano, gli affari interni sono affari interni e la propria difesa ogni Stato deve costruirsela da sé. Naturalmente non sono esclusi aiuti, se preventivamente predisposti tramite accordi (e non risulta ci siano accordi di aiuti militari del tipo detto – cioè ti aiuto se qualcuno ti aggredisce – tra Venezuela e Cina o tra Venezuela e Russia). Allo stesso modo, la Cina non è intervenuta nel conflitto tra Russia e Ucraina. Ove, campione del multipolarismo ha dimostrato essere la Russia. La rivoluzione Arancione (fomentata dagli Usa) in Ucraina, conseguente alle elezioni del 2004, fu un tentativo di colpo di Stato motivato da presunti brogli. La ripetizione delle elezioni con la vittoria di chi aveva denunciato i brogli evitò il colpo di Stato (ma non c’erano stati brogli, visto che il vincitore alle elezioni ripetute vinse di stretta misura).La Russia non intervenne. Né intervenne nel 2014 quando il colpo di Stato riusciva. Avrebbe potuto intervenire e ristabilire il presidente legittimamente eletto, ma non lo fece. Mosca si guardò anche dal riconoscere le repubbliche del Donbass che si separavano con referendum, illegittimo, sì, ma pure ben motivato. Mosca intervenne solo dopo la mossa del 2019 di Kiev di emendare la Costituzione sostituendo gli articoli che garantivano la neutralità militare con articoli che stabilivano l’adesione alla Nato; e solo nel 2022 dopo aver riconosciuto le Repubbliche del Donbass e aver stretto con esse un patto di aiuto militare in caso di ulteriori attacchi da Kiev. Attacchi che arrivarono il 17 febbraio 2022. Possiamo dire che se l’intervento militare contro Maduro è stato formalmente motivato dal fatto che Trump vede il narcotrafficante come un pericolo per la sicurezza dei cittadini americani, l’Operazione militare speciale di Mosca è stata motivata dal fatto che Vladimir Putin vedeva (e tuttora vede) la possibilità di basi militari Nato in Ucraina un pericolo alla sicurezza nazionale della Russia; e, inoltre, è stata motivata dal patto stretto col Donbass. Così come Trump afferma di aver difeso l’America e liberato i venezuelani dalla dittatura di Maduro, anche Putin afferma di aver difeso la Russia e liberato i russi del Donbass dagli attacchi del russofobo governo centrale ucraino. In ogni caso, i regimi autoritari comunistoidi son destinati a crollare: quel sistema economico è incompatibile con la natura umana. La Cina ha retto ai disastri della rivoluzione cosiddetta «culturale» di Mao, perché il suo successore apriva il Paese al sistema capitalistico e ai propri concittadini apriva le porte verso l’Occidente per imparare. Quando, nel 1981 andai negli Usa a studiare, vi trovai, nella stessa casa dove abitavo, il figlio di Deng Xiaoping, che ci stava da oltre un anno. Studiava fisica (lo ebbi anche come assistente al corso di Ottica quantistica, che io seguivo da studente) e, finiti gli studi, rientrò in Cina e, con lui, tanti altri suoi connazionali di cui le università americane pullulavano. Oggi la Cina brilla per capacità tecnologiche. Invece Maduro (e il suo predecessore) pensavano che bastasse avere il petrolio per garantire stabilità al loro regime. Se l’accusa di narcotrafficante sarà confermata, avrà pagato per la sua miopia. Quella, su altro fronte, di Volodymyr Zelensky la pagano i cittadini ucraini. Al momento, la guerra tra unipolari e multipolari è solo agli inizi.
Franco Battaglia



