Dai banchi della scuola Fratelli Bandiera alla Sapienza: apre un polo unico in Italia dove la didattica innovativa trasforma i piccoli studenti in scienziati e curatori. Non sono «lavoretti», ma vere e proprie installazioni di rigore scientifico e alto valore museale. Ha aperto ufficialmente al pubblico il nuovo Museo di Scienze naturali dei bambini, uno spazio unico in Italia riservato alla didattica innovativa e alla memoria di una delle figure più amate della pedagogia italiana: il maestro Alberto Manzi. L’inaugurazione ha visto la partecipazione delle massime cariche cittadine e accademiche. A tagliare il nastro è stato il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, accompagnato dalla Rettrice della Sapienza Università di Roma, Antonella Polimeni, a testimonianza dell’importanza del progetto che unisce territorio, scuola e ricerca. Il museo non sorge in un luogo qualsiasi, ma all’interno della scuola «Fratelli Bandiera» (I.C. Montessori-Pini). È proprio qui che, decenni fa, Alberto Manzi – celebre per aver alfabetizzato l’Italia con la trasmissione Non è mai troppo tardi – ha insegnato e sperimentato un metodo rivoluzionario di divulgazione scientifica. L’apertura del museo è il risultato di un lungo lavoro di recupero. Grazie all’impulso del Municipio II di Roma Capitale e a un progetto curatoriale d’eccellenza firmato dalla Sapienza, un’ala dell’edificio precedentemente inattiva è stata totalmente ristrutturata per accogliere un patrimonio che rischiava di andare perduto. Il cuore dell’esposizione è una straordinaria raccolta di oggetti e strumenti didattici realizzati dai bambini di ieri e di oggi. Sotto la guida della dott.ssa Elena Valerio e grazie al coordinamento scientifico di Fabrizio Rufo (Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza), insieme a Maria Nicolaci e Stefano Papi, la collezione è stata organizzata in un percorso rigoroso ma accessibile.
Le opere esposte si dividono in cinque sezioni tematiche:
- Astronomia
- Geologia
- Paleontologia
- Evoluzione biologica
- Paleoantropologia
Ogni exhibit, modello o pannello esplicativo è stato costruito con estro e capacità tecnica, ma seguendo criteri scientifici precisi. L’obiettivo è creare un «impatto emotivo di fascinazione» che serva da base per vere e proprie lezioni sul campo. Il Museo di Scienze naturali dei bambini riproduce un modello pedagogico in cui la collezione diventa strumento didattico sia per chi la costruisce sia per chi la visita. È uno spazio a misura di bambino che, tuttavia, non smette di meravigliare gli adulti: la qualità delle opere è tale da appassionare ogni tipo di pubblico, modificando l’eredità di Manzi in un ponte vivente tra la memoria storica e la curiosità delle nuove generazioni. «Qui la scienza si vive con le mani. L’opera dei bambini diventa il libro su cui studiano altri bambini, in un ciclo continuo di apprendimento e scoperta» ha sottolineato la direttrice Elena Valerio.



