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Le anime belle di Maduro

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
11 de enero de 2026
in Mundo
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Le anime belle di Maduro
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Da qualche giorno a questa parte una folta pattuglia di smemorati continua a palesare sentimenti che oscillano tra la rabbia, l’indignazione, l’incredulità e lo stupore a seguito dell’operazione militare condotta dalle forze speciali statunitensi in Venezuela, culminata con l’arresto del presidente Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores. C’è chi solleva dubbi e perplessità e manifesta ansie e preoccupazioni per quelle che saranno le sorti e il rispetto dei diritti umani della popolazione venezuelana, e chi, invece, condanna con fermezza l’azione di forza degli Stati Uniti, etichettandola prontamente come «palese violazione del diritto internazionale» fatta valere in nome della cosiddetta «legge del più forte». Eppure, verrebbe lecitamente da domandarsi, dov’erano costoro quando il regime di Maduro violava sistematicamente i diritti umani del popolo venezuelano? Quando reprimeva nel sangue le proteste e consolidava il suo potere illimitato e autocratico sul Venezuela tramite la violenza, la censura e i brogli elettorali? Per quali strane ragioni, negli ultimi venticinque anni, da Chavez in poi per intenderci, i paladini dei diritti dei venezuelani non hanno mai proferito parola, mai manifestato dubbi, ansie o preoccupazioni per le condizioni di vita del popolo del Venezuela? Strano che se ne rendano conto soltanto adesso, proprio adesso che il dittatore è finalmente caduto per mano degli odiatissimi imperialisti americani. Anche in riferimento a ciò, alle presunte violazioni del diritto internazionale perpetrate, a detta di molti, dal governo di Washington, ci sarebbe molto da interrogarsi. Non fu forse una ancor più grave violazione del diritto internazionale quella perpetrata nel 1999 dalle forze Nato, senza neppure un mandato esplicito dell’ONU, che per settantotto giorni consecutivi bombardarono Belgrado sotto la presidenza del democratico Bill Clinton, ufficialmente per motivi di carattere «umanitario»? Non fu allo stesso una violazione del diritto internazionale l’invasione, avvenuta nel 2003 ad opera degli Stati Uniti di George W. Bush e di una coalizione di alleati, di uno stato sovrano come l’Iraq, giustificata dalla presunta ma mai provata presenza di armi di distruzione di massa? E non fu, ancora, una palese violazione del diritto internazionale l’operazione di regime change promossa dalle forze Nato in Libia nel marzo 2011, sotto la presidenza di un Barack Obama fresco vincitore del Premio Nobel per la Pace, culminata con la caduta e la barbara uccisione di Muammar Gheddafi? Guarda caso, lo stesso Obama che, nel 2015, avrebbe sostenuto con forza l’intervento in Yemen contro i ribelli Houti di una coalizione militare guidata dell’Arabia Saudita, sfociato in sistematici bombardamenti contro aree urbane e obiettivi civili, tra cui scuole e ospedali, nel silenzio dell’opinione pubblica e dei soliti difensori dei diritti umani e del diritto internazionale. A cosa è dovuta, dunque, questa tardiva e colpevole attenzione di costoro verso il tanto richiamato diritto internazionale e i diritti umani violati del popolo venezuelano? Perché solo adesso? Perché tanta strisciante ipocrisia? Ma di quale caspita di diritti dei venezuelani e di diritto internazionale state parlando?

Salvatore Di Bartolo

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