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In Iran dilaga la protesta, roghi e slogan

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
11 de enero de 2026
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In Iran dilaga la protesta, roghi e slogan
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Caracas è il turno di Teheran? Non è così semplice. Ma gli Ayatollah sentono il fiato sul collo delle proteste che dilagano in Iran tanto è vero che Ali Khamenei ha rotto il silenzio oggi con un discorso alla Nazione e ha sfruttato l’occasione per attaccare Donald Trump che ieri aveva minacciato di «colpirli molto forte» se «cominceranno ad uccidere» i manifestanti. «Se sapesse come governare un Paese, governerebbe il suo», ha detto la guida suprema iraniana accusando The Donald di avere «le mani sporche del sangue di oltre mille iraniani».

Ma i video, dimostrano che la situazione in Iran è tutt’altro che sotto controllo. Il Paese soffre le sanzioni occidentali. Soffre un regime teocratico. Soffre per la sete di acqua, di cui pochi hanno parlato. E soffre la crisi economica sempre più dura, con il Rial che ha toccato quota 1,4 milioni per un dollaro. Dopo 12 giorni di proteste, rilanciate anche dall’appello del principe ereditario in esilio Reza Pahlavi, ciò che emerge sono slogan contro il governo, falò, detriti lungo la capitale e anche violenze diffuse da parte dei guardiani della rivoluzione.

I media statali parlano di «agenti terroristici» degli Stati Uniti e di Israele, accusati – come solito in Iran – di appiccare incendi e provocare violenze. Ma non è detto che stavolta la storiella del «piccolo Satana» e del «grande Satana» possa funzionare. Nel suo discorso Ali Khamenei ha ribadito che le autorità reprimeranno le proteste, come sempre accaduto perché i manifestanti stanno «rovinando le proprie strade per rendere felice il presidente di un altro Paese». Le agenzie di stampa iraniana, una volta riconosciute ufficialmente le proteste, hanno fatto sapere che durante le manifestazioni «auto private, motociclette, luoghi pubblici come la metropolitana, camion dei pompieri e autobus sono stati incendiati». Secondo secondo l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency, ad oggi sarebbero 42 i morti e oltre 2200 gli arresti.

Anche Amnesty International certifica che le forze di sicurezza – inclusi i Guardiani della Rivoluzione e reparti speciali di polizia – hanno reagito con uso eccessivo e illegale della forza, impiegando fucili, pistole con pallini di metallo, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e pestaggi per disperdere e punire i manifestanti. Tra il 31 dicembre 2025 e il 3 gennaio 2026 almeno 28 persone, compresi minorenni e cittadini non coinvolti nelle proteste, sono state uccise in varie città e otto province, secondo Amnesty e Human Rights Watch, che hanno analizzato testimonianze, video e dichiarazioni. Le autorità hanno etichettato i dimostranti come «rivoltosi» e rafforzato la repressione: il 3 gennaio la guida suprema Ali Khamenei ha esortato a «mettere al loro posto» gli oppositori, e magistrati e comandanti hanno ordinato azioni «senza pietà» contro i partecipanti. «Tutti dovrebbero sapere – ha detto il leader supremo – che la Repubblica Islamica è salita al potere con il sangue di centinaia di migliaia di persone onorevoli e non cederà di fronte ai sabotatori». Non è secondario il fatto che per la prima volta da decenni nei cortei a Teheran sono stati intonati anche slogan in favore dello scià, deposto dalla rivoluzione del 1979. In strada si sentiva urlare: «Morte al dittatore!», «Morte alla Repubblica islamica!» e «Questa è l’ultima battaglia! Pahlavi tornerà!». Anche se Trump non è convinto che il principe abbia davvero il sostegno per tornare a governare se davvero dovesse cadere il regime degli Ayatollah.

Nuovi cortei sono previsti per stasera. Ma il capo della magistratura iraniana ha minacciato che le punizioni per i manifestanti «saranno decisive, massime e senza alcuna clemenza legale». Secondo il Times of Israel centinaia di persone sarebbero scese in piazza nella città di Zahedan, nell’Iran sudorientale, Anche in questo caso le donne intonavano: «Questa è la battaglia finale, Pahlavi tornerà». Secondo Haalvsh, le forze di sicurezza iraniane avrebbero aperto il fuoco nei pressi della moschea Makki della città.

Nicola Porro

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