A Parigi, dopo il vertice della cosiddetta coalizione dei volenterosi, Emmanuel Macron ha convocato una riunione a porte chiuse con tutto l’arco politico rappresentato in Parlamento. Un incontro riservato, dal sapore quasi emergenziale, per illustrare il progetto più delicato degli ultimi mesi: il possibile invio di migliaia di soldati francesi in Ucraina, ma solo una volta raggiunto un accordo di pace. Secondo Mathilde Panot, leader del gruppo parlamentare di France Insoumise, l’ipotesi sul tavolo parlerebbe di «6mila soldati». Lo scrive Le Monde, precisando che alla riunione erano presenti anche il premier, il ministro delle Forze Armate, il capo di Stato Maggiore e i presidenti delle due Camere. Insomma: un vertice ristretto, ma di massima rappresentatività. Nel frattempo, dall’altra parte della Manica, Londra fa sapere di voler stanziare 230 milioni di euro per preparare il proprio esercito in vista di un eventuale dispiegamento di una forza multinazionale in Ucraina, qualora si arrivasse a un cessate il fuoco con Mosca. Il Ministero della Difesa britannico spiega che i fondi serviranno «di fornire nuovi veicoli, sistemi di comunicazione e capacità di protezione contro i droni, garantendo così che le truppe britanniche siano pronte per essere dispiegate». Mentre le diplomazie si muovono, sul terreno la situazione resta tutto fuorché tranquilla. A Kiev, Ukrenergo ha annunciato un’interruzione d’emergenza dell’energia elettrica. L’amministrazione locale riferisce che «sono stati interrotti i servizi di approvvigionamento idrico, di riscaldamento e di trasporto elettrico». Una città già provata dall’inverno, che si ritrova improvvisamente senza riscaldamento in quasi 6mila condomini, con temperature vicine ai -8 gradi. La notte precedente, la Russia ha lanciato uno dei più massicci attacchi degli ultimi mesi, impiegando centinaia di droni e decine di missili. Per la seconda volta dall’inizio del conflitto è comparso anche l’Oreshnik, il missile ipersonico di nuova generazione, che ha colpito l’area di Leopoli, non lontano dal confine con la Nato. Un segnale che molti analisti hanno letto come un messaggio diretto agli alleati occidentali. A Kiev il bilancio, secondo le autorità locali, è di 4 morti e 19 feriti. Volodymyr Zelensky ha denunciato anche il danneggiamento dell’ambasciata del Qatar, Paese considerato cruciale nelle recenti mediazioni per lo scambio di prigionieri. Il presidente ucraino commenta così la portata dell’attacco: «L’Oreshnik è stato usato di nuovo, questa volta contro la regione di Leopoli. Ancora una volta, deliberatamente vicino ai confini dell’Unione Europea. In termini di utilizzo di missili balistici a medio raggio, questo pone la stessa sfida per tutte: Varsavia, Bucarest, Budapest e anche per molte altre capitali». Il suo ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, rincara sostenendo che «un attacco di questo tipo vicino al confine dell’Ue e della Nato rappresenta una grave minaccia per la sicurezza del continente europeo e una prova per la comunità transatlantica». Il tempismo dell’offensiva non è passato inosservato. Arriva infatti pochi giorni dopo i progressi registrati tra Kiev e i suoi alleati sulle future garanzie di sicurezza in caso di pace, e mentre i rapporti tra Washington e Mosca tornano a raffreddarsi, complice anche il caso della petroliera russa sequestrata dagli Stati Uniti nel Nord Atlantico e la situazione in Venezuela. Mosca sostiene che l’attacco sarebbe una risposta a un tentativo ucraino di colpire una residenza di Vladimir Putin tramite droni, una versione respinta sia da Kiev sia dal presidente Usa Donald Trump. Le condanne non sono mancate. Il Regno Unito e la Francia parlano di una nuova escalation. E l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas afferma: «L’uso riportato da parte della Russia di un missile Oreshnik costituisce un’escalation chiara contro l’Ucraina e un monito per l’Europa e per gli Stati Uniti. I Paesi dell’Ue devono attingere più a fondo alle loro scorte di difesa aerea e agire immediatamente. Dobbiamo anche aumentare ulteriormente il costo di questa guerra per Mosca, inclusi attraverso sanzioni più severe». L’Oreshnik era già comparso a Dnipro nel novembre 2024. Gli esperti ritengono che il missile, capace di trasportare testate nucleari, stia diventando per il Cremlino anche un’arma psicologica, utile a mettere pressione sugli ucraini e a spingere i Paesi occidentali a riconsiderare i propri limiti. Mosca non ha fornito dettagli precisi sul bersaglio colpito. Fonti russe parlano di un impianto sotterraneo di stoccaggio di gas nella regione di Leopoli. Un’area rilevante considerando che buona parte degli aiuti militari occidentali passa proprio da un hub logistico situato appena oltre il confine, in Polonia. Il quadro, insomma, resta fluido. Diplomazia, deterrenza e tensioni militari sembrano ormai procedere su binari paralleli, mentre l’Europa osserva con sempre maggiore inquietudine lo scenario che si va delineando.
Franco Lodige


