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Obesità e cambiamenti climatici hanno la stessa radice

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
5 de enero de 2026
in Salud
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Obesità e cambiamenti climatici hanno la stessa radice
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Ripensare al modo in cui mangiamo porterebbe ad alleviare in un colpo solo due delle più grandi emergenze del nostro tempo: un sistema alimentare che fa profitto a scapito della nostra salute e che ci incoraggia a consumare cibi calorici e per nulla nutrienti sta infatti alimentando obesità e cambiamenti climatici. Secondo un’importante revisione sul tema appena pubblicata su Frontiers in Science, la stessa alimentazione a base di cibi ultraprocessati che promuove l’aumento di peso e lo sviluppo di malattie croniche è anche una delle principali cause di emissioni di gas serra, di consumo di acqua e suolo, di perdita di biodiversità e di benessere animale. Secondo gli autori dell’analisi, guidati da Jeff Holly, Professore di Scienze Cliniche all’Università of Bristol, reindirizzare l’offerta alimentare verso proposte più sane e nutrienti avrebbe allora il doppio beneficio di ridurre le condizioni che favoriscono l’obesità e di alleggerire la pressione del settore cibo sull’ambiente. La ricerca parte dalla constazione che, dal 2035, metà della popolazione mondiale potrebbe essere sovrappeso o affetta da obesità; inoltre, la produzione mondiale di cibo è responsabile di una fetta che va da un quarto a un terzo delle emissioni globali di gas a effetto serra di origine antropica, un numero in cui sono incluse la conversione di suolo per trovare spazio ai terreni agricoli, la produzione di cibo, la lavorazione, il trasporto, l’imballaggio, la vendita. La produzione alimentare è anche una delle principali cause di perdita della biodiversità e della deforestazione. Mentre guardano con apprensione alla diffusione dell’obesità, specialmente nella popolazione più giovane e più svantaggiata, gli autori dello studio sottolineano che «per adulti e bambini, la forza di volontà individuale non è all’altezza delle aggressive campagne di marketing». La prevenzione e la gestione dell’obesità non possono essere lasciate alla fatica dei singoli per il semplice fatto che l’obesità non è una scelta, ma un problema sistemico, il prodotto di un’industria alimentare che mira al profitto.  «Anche se i trattamenti come i farmaci antiobesità o la chirurgia offrono importanti opzioni terapeutiche per i singoli individui, non sostituiranno la necessità di affrontare i nostri sistemi alimentari e di vita non sani e non sostenibili» aggiungono i ricercatori. Queste nuove, importanti opzioni per combattere l’obesità, ancora inaccessibili ai meno abbienti e con effetti poco noti a lungo termine, non fanno nulla per scardinare alla base una cultura alimentare sbagliata che premia gli alimenti più comodi e insalubri. Quali sono, quindi, le soluzioni capaci di agire sulle cause primarie di obesità e crisi climatica? Gli autori del lavoro suggeriscono di tassare gli alimenti ultraprocessati e le bevande zuccherate e usare il ricavato per rendere più accessibili cibi sani e poco lavorati; di applicare etichette sulle confezioni che avvertano i consumatori dell’insalubrità di certi alimenti, e intensificare le campagne informative sui veri costi (per la salute e per la Terra) del cibo che mangiamo; di applicare restrizioni sugli ultraprocessati per i bambini e incoraggiare la diffusione di cibo sano nelle mense scolastiche; infine, di promuovere un’alimentazione ricca di fibre e di cibi minimamente lavorati, e povera di prodotti di origine animale.

Elisabetta Intini

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