Putin conduce i negoziati a modo suo: prima «simula» un attacco con droni alla sua residenza incolpando l’Ucraina e poi sventola lo spauracchio nucleare. Un video diffuso dai ministeri della Difesa di Mosca e Minsk annuncia l’entrata in servizio operativo dei missili Oreshnik in Bielorussia, alleato chiave del Cremlino e Paese che confina direttamente con Polonia, Lituania e Lettonia, tutti membri della Nato. Nel filmato si vedono i sistemi missilistici terrestri mobili trasportati e occultati nelle foreste, coperti da reti mimetiche. Nessuna indicazione ufficiale sulle basi di stoccaggio, solo la conferma formale: «La divisione missilistica Oreshnik ha iniziato a svolgere compiti di combattimento in aree designate del Paese», afferma il Ministero della Difesa della Bielorussia. Gli Oreshnik, secondo Putin, sarebbero di fatto impossibili da intercettare: la loro velocità raggiungerebbe valori pari a dieci volte quella del suono. Un’affermazione che, al netto della propaganda, rafforza il messaggio politico prima ancora di quello militare. La scelta della Bielorussia non è casuale. Da lì, i missili – con una gittata stimata fino a 5.500 chilometri – potrebbero colpire l’intera Europa e, teoricamente, anche la costa occidentale degli Stati Uniti se lanciati dal territorio russo. Un vantaggio geografico che accorcia i tempi di reazione e allunga l’ombra nucleare sull’asse orientale dell’Alleanza Atlantica.
Fausto Diaz



